LANFEAR – This Harmonic Consonance

Pubblicato il 11/03/2012 da
voto
6.5
  • Band: LANFEAR
  • Durata: 00:49:40
  • Disponibile dal: 24/02/2012
  • Etichetta: Pure Steel Records
  • Distributore: Andromeda

Ulteriore piccolo passo in avanti per i tedeschi Lanfear con questo “This Harmonic Consonance”, settimo loro passo discografico. A quattro anni di distanza dall’uscita del precedente “X To The Power OF Ten”, troviamo come novità un ulteriore cambio di etichetta (dalla Locomotive alla Pure Steel), ma, per fortuna, la lineup rimane stabile ed al microfono viene confermato il buon Nuno Miguel Fernandes, vocalist portoghese che sta ormai rappresentando il centro nodale attorno al quale la band intera cerca di modificare il proprio stile. Parlavamo di piccolo passo in avanti, perché la power/progressive band in questione è sempre stata una di quelle realtà ‘di serie B’: bravi, ma non eccelsi, carini, ma non capaci di eguagliare le gesta dei loro modelli più evidenti. E così, a parte per il sorprendente “The Art Effect”, unico loro vero colpo di genialità, con tutti gli altri album i Lanfear si sono accontentati di vedere i fanalini di coda di Redemption, Vanden Plas, Ivanhoe e Evergrey. Con questo “This Harmonic Consonance” non stiamo a dirvi che le cose cambino radicalmente, ma quantomeno l’idea di aver trovato un’identità più definita la band riesce a darcela, e questa è comunque una buona notizia da segnalare. Il cambiamento apportato al sound dei Lanfear è sottile e, come si diceva, legato a doppio filo alla performance del succitato vocalist Fernandes. Il suo timbro metallico ed autorevole ci ricorda vocalist del calibro di Tim Aymar, e la cosa dona all’intero sound una spinta verso il classico heavy metal che prima non c’era, aiutando ad eliminare dal DNA della band quelle velleità progressive che nei recenti trascorsi discografici avevano finito per stancare. Nella nuova, più rocciosa, veste metal, oramai definibile come progressive solo per la struttura complessa e concettuale delle canzoni, la band tutta sembra trovarsi a proprio agio, ridistribuendo i membri dell’equazione in modo da donare grande importanza ad un suono pieno e compatto delle chitarre e, invece, a diminuire l’impatto delle tastiere, qui assegnate a un compito più di rifinitura che di costruzione delle melodie stesse. Su questa base più scarna, Fernandes si inserisce bene e l’aspetto melodico dell’intero lavoro ne giova, risultando più fruibile e allontanando da se la sensazione di essere i cugini poveri di Kamelot ed Evergrey, senza la classe dei primi e senza l’impatto drammatico dei secondi. Con questo nuovo, più impoverito, sound ci rendiamo conto che forse i Lanfear hanno perso qualcosa a livello artistico, ma non essendo mai riusciti a creare un qualcosa di veramente memorabile negli scorsi album, forse non è un male. In quanto ad espressività sembrano averci guadagnato, e questo lavoro cerca più di colpire lo spettatore con nervi e muscoli piuttosto che con fraseggi complicati e passaggi di gran classe. Un lavoro ancora non perfetto, ma che ci mostra una band che si è rimboccata le maniche e ha deciso di dire la sua ancora per un po’.

TRACKLIST

  1. Giorno Del Giudizio
  2. Colours Of Chaos
  3. By-Product Nation
  4. Reverend
  5. Idiopathic Discreation
  6. Camera Silens
  7. I, Robo Sapiens
  8. Spectrophobia
  9. Words Not Spoken
  10. Disharmonic Consonance
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