LANTERN – Dimensions

Pubblicato il 23/06/2020 da
voto
8.0
  • Band: LANTERN
  • Durata: 00:38:43
  • Disponibile dal: 24/06/2020
  • Etichetta: Dark Descent
  • Distributore: Audioglobe

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Più schivi e, tutto sommato, meno inquadrabili di formazioni loro conterranee come Krypts e Corpsessed, i Lantern raggiungono l’importante traguardo del terzo full-length centrando in pieno le aspettative di chi, dopo il salto avvenuto tra l’esordio “Below” e il successivo “II: Morphosis”, pregustava un’ulteriore messa a fuoco da parte del duo di Kuopio. Una visione che si cristallizza, nitida e abbagliante nel suo gioco di contrasti, tra i solchi di un platter che da basi note parte alla volta di una dimensione refrattaria alle banalità e alle formule preconfezionate di certo black/death contemporaneo, mettendo in luce una scrittura e un gusto per gli arrangiamenti sopraffini.
Coloro che hanno già familiarità con l’operato di Cruciatus (strumenti) e Necrophilos (voce) sanno bene a cosa ci stiamo riferendo: una vena poliedrica che, anziché discendere dalle sperimentazioni in chiave dissonante di certo catalogo Profound Lore o Dark Descent (oggigiorno sulla bocca di tanti ascoltatori), pesca a piene mani dal lignaggio stilistico del lustro ’85-’90 e da correnti progressivo-psichedeliche per le quali è necessario tornare ancora più indietro nel tempo, sfociando in una proposta eclettica e ricercata quanto si vuole, ma dall’indiscutibile mordacità e piglio live. Un involucro tradizionale al cui interno le simmetrie vengono scomposte senza intaccare la forma canzone o delegittimando l’arte del riff, con le chitarre a muoversi sinuose da un paesaggio sonoro all’altro e la sezione ritmica che, all’apparenza solida e funzionale, svela con il passare dei minuti le sue molte sfaccettature. Capitolo a parte lo merita poi la prova al microfono del frontman: un growling per cui vale la classica espressione ‘prendere o lasciare’, che nell’affermare la propria identità all’interno della scena riporta subito alla mente i tempi di un Tom G. Warrior, di un Martin van Drunen o di un David Vincent, quando ogni vocalist cercava una timbrica che lo distinguesse in maniera netta dagli altri colleghi.
Venendo al contenuto della tracklist, si passa da sezioni mefistofeliche in odore di “Altars of Madness” a digressioni percussive che sembrano essere state concepite dopo una listening session di “To Mega Therion”, le quali vengono però puntualmente arricchite o squarciate da intarsi chitarristici di rara fattura, fra arabeschi sinuosi, dialoghi inaspettati e scariche melodiche elettrizzanti. Un mix che potrebbe ricordare una versione macabra e spoglia dei Chapel of Disease dell’ultimo disco, degli Execration o dei cari vecchi Morbus Chron, in cui estremismo e visionarietà si librano in cieli tumultuosi, perlacei e immaginifici simili a quelli dello splendido artwork di copertina. In definitiva, poco meno di quaranta minuti di musica da vivere col cuore in mano e che sanciscono una volta per tutte il gusto e l’intraprendenza della formazione finnica, oggi più che mai meritevole di raccogliere quanto seminato in carriera. Gettarsi nei vortici di “Strange Nebula”, “Cauldron of Souls” o “Shrine of Revelation” per credere.

TRACKLIST

  1. Strange Nebula
  2. Beings
  3. Portraits
  4. Cauldron of Souls
  5. Shrine of Revelation
  6. Monolithic Abyssal Dimensions
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