6.0
- Band: LANTLÔS
- Durata: 00:42:28
- Disponibile dal: 03/04/2026
- Etichetta:
- Prophecy Productions
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Il percorso intrapreso da Markus Siegenhort con Lantlos sembra ormai irreversibile. “Nowhere in Between Forever” non lascia spazio a dubbi o nostalgie: il musicista tedesco guarda avanti senza voltarsi, proseguendo deciso lungo la traiettoria già tracciata dal precedente “Wildhund” e relegando definitivamente ai margini gli apprezzati esordi black metal del progetto. Quel passato estremo sopravvive oggi più come riferimento storico che come reale influenza sonora, mentre Lantlos si afferma sempre più come un nome legato a un alternative rock apertamente solare, capace di dialogare con il post-grunge e, in alcuni episodi più compatti e groovy, persino con suggestioni nu metal.
Il nuovo album si muove chiaramente nel solco di “Wildhund”, ma con una presa di posizione ancora meno ambigua. Laddove il predecessore, pur forte di melodie accessibili e immediate, manteneva un andamento spesso disteso, avvolgente, quasi contemplativo, “Nowhere in Between Forever” sceglie di accelerare. A parte un paio di episodi più solenni e rallentati, il disco punta infatti su un approccio più ritmato e sbarazzino, cercando di coinvolgere l’ascoltatore in modo fisico, quasi ludico, attraverso un mood solare ostentato tanto nella scrittura quanto nell’interpretazione.
La malinconia che ancora permeava molte delle scelte melodiche di “Wildhund” qui si dissolve quasi del tutto: al suo posto, emerge una ricerca di groove più marcata, che porta Siegenhort a uniformare la tracklist in una sequenza di brani mediamente brevi, costruiti per colpire in fretta e lasciare subito il segno. Tastiere ed effettistica giocano un ruolo centrale in questo processo, colorando i pezzi con soluzioni sonore variegate e talvolta persino dal carattere robotico, a sottolineare una volontà di rottura che appunto guarda più all’alternative – contemporaneo o meno – che a qualsiasi tradizione metal.
Paradossalmente, però, questa continua tensione verso il movimento e l’impatto finisce col risultare, alla lunga, meno spontanea rispetto all’andamento più controllato e naturale di “Wildhund”. In alcuni episodi si ha infatti l’impressione che la ricerca del ritmo e dell’enfasi sfoci in registri eccessivamente ampollosi, come accade in “Cherries”, dove la spinta emotiva appare forzata più che realmente sentita. È una dinamica che non sorprende del tutto: nel metal e nei suoi territori limitrofi non siamo nuovi a svolte drastiche di questo tipo, e, pensando anche alle basi di partenza di Lantlos, viene spontaneo richiamare alla mente l’evoluzione dei Beyond Dawn culminata in “Frysh”. Come nel caso dei norvegesi, la voglia di sperimentare e cambiare è legittima e, in parte, anche apprezzabile. Tuttavia, alla fine, restano decisive le canzoni. E su questo fronte “Nowhere in Between Forever” non sempre convince.
In un panorama affollato di realtà giovani e solide come Superheaven, Softcult, Teenage Wrist o Narrow Head (senza ovviamente scomodare i vari pionieri del filone), la proposta di Siegenhort questa volta fatica un po’ a emergere per efficacia e carisma. Brani come “Clockworks”, con uno sviluppo armonico che richiama in modo fin troppo evidente “Minerva” dei Deftones, rendono evidente il problema: per continuare su questa strada e sperare davvero di imporsi, serviranno più ispirazione, più coraggio e, soprattutto, una voce identitaria più riconoscibile.
