LATITUDES – Part Island

Pubblicato il 16/04/2019 da
voto
7.5
  • Band: LATITUDES
  • Durata: 43:20
  • Disponibile dal: 06/04/2019
  • Etichetta: Debemur Morti
  • Distributore: Audioglobe

Quarto album per la formazione dell’Hertfordshire dei Latitudes, ancora una volta alle prese con un post-metal dilatato e spaziante da certo shoegaze e post-rock, non dimenticando delle tonalità blackgaze di riferimento. Qualcuno potrebbe addurre la formula di cinematic doom, ma sarebbe ancora una volta un’aggiunta forse eccessiva. Ad ogni modo, il sound dei Latitudes è divenuto ora più eterogeneo: aperto ai territori acustici, ricoperto come mai prima d’ora di un’impatto vocale di primaria importanza.
La formula altamente emotiva e intimista di “Part Island” si riflette nei suoi due estremi, che sono anche probabilmente i due brani più riusciti del lotto. “Underlie”, nel suo essere la canzone più corta del disco (cinque minuti) presenta infatti subito la suadente performance vocale di Adam Symonds, il cui miglioramento e presenza specifica al microfono diventa il punto di forza di questo “Part Island”. La finale titletrack è invece la più lunga canzone del disco (10 minuti) e riassume il mood di questo quarto lavoro in tutte le sue sfaccettature: le armonie eteree e magniloquenti di certo depressive-rock si fanno sempre più incombenti sul finale trascinante, dopo la ripresa delle tonalità più soft della prima parte. Interessante anche la ricca “Fallowness” che addirittura territori cari a certi Everon, o a certo prog-rock inglese, familiare alla formazione ora stanziata a Londra. Altro elemento importante è il lavoro dietro le pelli di Mike Davies, capace di provvedere ampiamente alle dilatate ed eteree divagazioni chitarristiche: il suo blast-beat diviene ora ricco e ora attenuato seguendo le circostanze (“The Great Past” in particolare), donando al lavoro un buon range ritmico che risulta sempre interessante e mai eccessivamente ridondante.
Un buon lavoro, questo, che potrebbe anche inquadrarsi come il più riuscito lavoro d’impatto degli inglesi, finalmente capaci di plasmare il loro sound nella sua forma più autentica, probabilmente, ricordandosi delle distorsioni ma anche agendo in un territorio di appeal più eterogeneo. Oltre a coloro che hanno trascorsi blackgaze, “Part Island” è un album che farà di certo gola ai palati dei post-rocker più attenti all’emotività e a certo epos sonoro.

TRACKLIST

  1. Underlie
  2. Moorland Is The Sea
  3. Dovestone
  4. Fallowness
  5. The Great Past
  6. Part Island
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