LE CHANT NOIR – La Société Satanique Des Poètes Morts

Pubblicato il 23/10/2021 da
voto
7.0
  • Band: LE CHANT NOIR
  • Durata: 00:39:12
  • Disponibile dal: 22/10/2021
  • Etichetta:
  • Personal Records

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Cantilenanti stralci in francese, inserti sinfonici, incursioni avant-garde (quella dei primi Arcturus, per capirci), un immaginario decadente dipinto a tinte fosche di quelli tanto cari al Dani Filth dell’epoca d’oro, un sostrato di feroce violenza trafugata dalla primordiale scena black metal ellenica: tutto sembrerebbe far pensare che Le Chant Noir siano una formazione europea. Niente di più sbagliato. Il gruppo, giunto qui alla seconda uscita sulla lunga distanza, è di casa a Rio de Janeiro e vede tra le proprie fila Lord Kaiaphas (cantante conosciuto negli ambienti underground per aver militato in varie formazioni internazionali, come ad esempio gli Ancient norvegesi) e Mantus ovvero Marcelo Vasco, acclamato artista la cui firma adorna le copertine di molti dei lavori più blasonati di Slayer, Borknagar, Kreator, Soulfly.
Coordinate geografiche a parte, “La Société Satanique Des Poètes Morts” ha i chiaroscuri di un locale vittoriano, in cui languidezza e macabro si mescolano con i fumi dell’assenzio, creando illusioni demoniache nelle pieghe dei drappeggi alle pareti, come quella ritratta in copertina: quaranta minuti in cui cavalcate belluine si alternano a rallentamenti quasi deliziosamente doom e stralci classicheggianti, mentre voci ora insinuanti come succubi ora aspre ed abrasive mettono in scena un rituale dai toni molto teatrali a base di occultismo e sudari incartapecoriti (si prenda come esempio l’iconica “La Danse Macabre”). Nei quasi quaranta minuti di durata, l’ascoltatore viene progressivamente soggiogato dalle litanie melodiose diabolicamente intessute dalla formazione brasiliana: “Le Vampire”, con la sua batteria tiratissima e spietata e un organo cimiteriale, avvelena l’atmosfera come il più insidioso dei miasmi, lasciando alla successiva “Priére á Satan” – libera interpretazione de “Les Litanies De Satan” di Baudelaire (suggestivamente musicata in passato dai Rotting Christ con l’aggiunta della sinistra voce di Vorph dei Samael) – l’onore di sigillare il sortilegio, disperata e tempestosa come un vento dell’inferno; “Le Baron Sanglant” è un concentrato di richiami a quelle estremizzazioni della musica metal in cui carta vetrata e barocco sono indissolubilmente fusi, mentre in “Les Métamorphoses Du Vampire” a passaggi ritmici in odore di Haiti e voodoo si uniscono riff polverosi e appuntiti, come se Baron Samedi e Lilith si unissero nel più letale dei valzer.
Una buona capacità di scrittura, in grado di rendere fluidi e scorrevoli passaggi altrimenti azzardati o particolarmente stucchevoli, insieme con una produzione polverosa quanto basta, bilanciano un album che, pur rimestando a piene mani nel calderone del passato senza però arrivare mai a scintillare fulgidamente, non annoia né risulta troppo pretenzioso: con la propria carica nera, sembra un disco particolarmente indicato per abbracciare l’inquietudine delle notti d’autunno più dense.

TRACKLIST

  1. Messe Noir
  2. Le Vampire
  3. Priére á Satan
  4. Nuit De L'Enfer
  5. Le Baron Sanglant
  6. Marche Infernale
  7. Les Métamorphoses Du Vampire
  8. La Danse Macabre
  9. Eloa, Le Bel Ange
  10. Le Morte Vivante
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