6.5
- Band: LEAGUE OF DISTORTION
- Durata: 00:36:21
- Disponibile dal: 25/10/2024
- Etichetta:
- Napalm Records
Avete presente il primo film di Matrix, quando il protagonista ha un déjà-vu vedendo due volte lo stesso gatto? Ecco, questo è l’effetto provato dopo aver ascoltato “Galvanize”, il nuovo album dei League Of Distortion.
Per i non addetti ai lavori, i League Of Distortion sono una band tedesca apparsa sulla scena metal – prevalentemente teutonica – nel 2022 con il loro primo omonimo album a cui hanno fatto seguito, nei due anni successivi, un discreto numero di concerti di apertura per gruppi abbastanza famosi (come i Kamelot) e un paio di tour che li ha fatti conoscere piuttosto capillarmente in Germania.
Il metal proposto dalla band è un mix di musica elettronica e djent a cui si intervallano aperture melodiche atte a creare ritornelli orecchiabili e facilmente digeribili dalle masse, su cui si espande la voce – principalmente sporca e graffiata – della cantante Anna Brunner (Exit Eden).
“Galvanize”, come precedentemente descritto, suona esattamente come il primo album, al punto da sembrarne un B-side. Dal lato prettamente musicale, gli stilemi seguiti sono i medesimi del precedente lavoro discografico, le stesse strutture dei riff (“Chainsaw”), le stesse esplosioni di rabbia espresse dalla voce della cantante (“Suck My Blood”) e gli stessi influssi electro-techno atti a far montare il brano, manco fossimo in una discoteca berlinese.
Analizzando singolarmente i pezzi, notiamo sicuramente alcuni brani meritevoli di attenzione come “My Hate Will Go On” che rimanda vagamente alle ritmiche del reverendo Marilyn Manson in “The Beautiful People”, oppure “What’s Wrong With Her”, unico pezzo davvero interessante dell’album, capace di dipingere un ritratto musicale folle e psicotico, mescolando sonorità heavy ad un substrato quasi jazz, per poi esplodere in un intermezzo techno che rende il tutto inaspettato e decisamente particolare; particolare esattamente come le ritmiche hip-hop che definiscono “Anti Hero”, il quale timidamente emerge anch’esso tra le dieci cortissime (durata media tre minuti e mezzo) tracce proposte dalla band.
Intendiamoci, “Galvanize” non è un brutto album e, onestamente, non fatica a portare a casa una sufficienza piena, soprattutto dal punto di vista tecnico-esecutivo: dopo diversi ascolti però, si fa fatica a notare la crescita di una compagine che, a giudicare dalla sua giovane età, dovrebbe essere in piena fase di sviluppo creativo.
Ci rendiamo sicuramente conto che il mercato musicale dei nostri giorni tenda a premiare maggiormente la quantità rispetto alla qualità però, ascoltando i brani, si ha la costante impressione che i tedeschi avrebbero potuto saltare a piedi pari questa release e focalizzarsi sul partorire un lavoro più maturo e ispirato, invece di seguire l’imperitura formula del ‘squadra che vince non cambia’.
