7.0
- Band: LEATHERMASK
- Durata: 00:43:26
- Disponibile dal: 27/01/2017
- Etichetta:
- Sleaszy Rider Records
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Personalità? Oh yeah! Capacità d’esecuzione? Oh yeah! Cazzuti al punto giusto? Mmm… la lama deve essere ancora affilata. Ma ci siamo quasi. Ai nostrani Leathermask manca proprio quest’ultimo tassello per avere tutte le carte in regola così da poter entrare di diritto tra le realtà più promettenti in ambito thrash. Già, perché della band trentina possiamo dire tutto tranne che non sia una vera e propria promessa; e il debut album, “Lithic”, è qui per confermarlo in toto. Il gruppo prende corpo nel 2011: Valerio Luminati alla voce, Alvise Osti alla chitarra, Alessandro Buono al basso, Marco Gambin alla batteria. E’ un thrash vecchio stile quello proposto dai Leathermask i quali assimilano, e bene, le caratteristiche base fatte esplodere trent’anni prima soprattutto dai capelloni provenienti dall’ormai ‘ultra-citata’ Bay Area. Ma non si tratta di un semplice copia-incolla: i nostri aggiungono al tutto una matrice personale fatta di stacchi prog, intermezzi dal sapore hard rock, momenti più cupi e melodici. Una prima avvisaglia di quanto sopra descritto lo abbiamo nel novembre 2013 con l’uscita del demo “The Key”, all’interno del quale compaiono tre degli otto brani presenti in “Lithic”, registrato nel 2015 ma pubblicato all’inizio dell’anno in corso per l’etichetta greca Sleaszy Rider Records. Una registrazione sicuramente galvanizzante ma anche impegnativa tanto che farà registrare (scusate il gioco di parole) un avvicendamento in seno alla band: al posto di Buono viene chiamato al basso Federico Fontanari. Un cambio che comunque non inciderà sul futuro prossimo del gruppo stesso. Ma veniamo a noi. Sin dall’intro di “The Cyclops” notiamo come i nostri ci sanno fare: giro classico di basso prima dell’esplosione, nemmeno tanto forsennata, di riff comunque ben disposti contornati da una buona dose di musicalità. E subito abbiamo una prima sorpresa: il cantato sarà pulito. Non che in ambito thrash la voce debba per forza essere roca; Dave Mustaine, quando ce l’ha, ne è una conferma. Nel nostro caso tuttavia, Valerio Luminati, non solo terrà le corde vocali lontane dai tipici scream teutonici, ma arriverà a raggiungere note alte (e basse) non indifferenti. Tornando alle sonorità dell’album, soprattutto nei primi tre brani, i richiami al thrash old school sono ben presenti. La svolta comunque è dietro l’angolo e con “Lede Mas” ecco che gli stacchi più melodici prima accennati, con l’aggiunta di alcuni richiami prog, fanno il loro ingresso, non stravolgendo comunque la struttura base del pezzo. Ed è da qui che prende il via la parte sicuramente più interessante dell’intero lavoro, in cui i Leathermask danno maggior sfogo alla propria personalità (si ascolti per esempio “The Dusk”). Ecco, si parlava all’inizio di personalità: la band trentina ne ha da vendere, come del resto le loro capacità vocali e strumentali non si discutono (almeno in questa prima prova ufficiale). Che manca ancora è, forse, quella sorta di menefreghismo, quel pizzico di grinta in più, quell’asso di picche del “Born To Lose Live To Win”, che, a discapito di una certo perfezionismo che talvolta può risultare stucchevole, ti regala quel “distorto” attitudinale, determinante per garantire un’ulteriore sicurezza nei propri mezzi. I Leathermask sono comunque sulla strada giusta: gli otto brani contenuti in “Lithic” faranno felici gli amanti della vecchia scuola come gli aficionados del rock più puro. Insomma, il marchio metal tricolore ha trovato l’ennesima freccia al proprio arco. Leathermask… alla prossima allora!
