LED ZEPPELIN – II

Pubblicato il 01/11/1969 da
voto
10.0
  • Band: LED ZEPPELIN
  • Durata: 00:41:26
  • Disponibile dal: 22/10/1969
  • Etichetta: Atlantic Records
  • Distributore: Warner Bros

Coerenti con i frenetici ritmi della discografia di quegli anni, i boss della Atlantic iniziano a fare pressioni su Page perché i quattro si mettano al lavoro sul secondo disco. I quattro, che pure stanno già tenendo dei ritmi al limite dell’umano, non hanno altre alternative che mettersi al lavoro, andando lentamente a costruire il loro nuovo album un pezzetto per volta, tra jam session improvvisate, registrazioni fatte dove possibile o lunghe traversate in aereo nel bel mezzo del tour per raggiungere gli studi.
Nonostante le difficoltà, comunque, “Led Zeppelin II” viene finalmente completato, e il pubblico freme in attesa di poter stringere fra le mani il nuovo capitolo: prima ancora che l’LP finisca nei negozi, la Atlantic registra prenotazioni per mezzo milione di copie. La produzione rimane in mano a Jimmy Page, con la supervisione del tecnico del suono Eddie Kramer, che si ritrova a mixare l’album in due giorni, raccogliendo le diverse sessioni di registrazione tenutesi intorno al mondo e dando loro un sound e una coerenza generale. Compito impegnativo a causa della provenienza dei vari nastri, ma non certo per la qualità del materiale che risulta assolutamente stratosferico dalla prima all’ultima nota. Se “Led Zeppelin I”, infatti, era figlio soprattutto dell’esperienza di Page tra gli Yardbirds e la sua professione di turnista, il nuovo LP è quello che consacra i Led Zeppelin come band.
L’apertura è forse una delle più iconiche della storia del Rock, con la devastante “Whole Lotta Love”, plasmata a nuova vita da un blues di Willie Dixon: un riff diventato leggendario, che è pura energia; una performance strumentale perfetta sotto ogni aspetto; fino al celebre break centrale orgasmico, in cui la band sovrappone suoni, gemiti, note spettrali di theremin, con un Robert Plant selvaggio e sfrenato. “What Is And What Should Never Be” porta avanti in maniera magistrale la capacità della band di dividersi tra partiture delicate e sensuali e squarci di energia elettrica; mentre “The Lemon Song” rilegge un vecchio blues di Howlin’ Wolf, “Killing Floor”, su cui svetta il basso di John Paul Jones e gli assoli incendiari di Page durante l’accelerazione. La prima facciata si conclude con “Thank You”, composizione di gran classe, intima e sentita, guidata dalla chitarra dodici corde e dall’organo hammond, su cui si poggia lieve la voce di Robert Plant.
Se l’apertura di “Whole Lotta Love” è entrata nel mito, non è da meno quella di “Heartbreaker”, segnato da uno dei riff più trascinanti mai partoriti da una chitarra elettrica: la canzone si sviluppa in un vortice chitarristico, supportato dalla perfetta sezione ritmica, che ad un tratto si ammutolisce per lasciare la scena ad un assolo in solitaria di Page. Più trascurabile “Living Loving Maid (She’s Just A Woman)”, spensierato brano rock che racconta di una groupie che ‘perseguitava’ Jimmy Page; mentre “Ramble On” riporta la band ai suoi massimi livelli, tra atmosfere tolkieniane, chitarre acustiche dal sapore folk e momenti di adrenalina pura. Tocca a John Bonham salire in cattedra, pronto a spiegare perché sia ancora oggi considerato uno dei batteristi più influenti di sempre con la ‘sua’ “Moby Dick”. Il brano, che pure vede la collaborazione degli altri strumentisti, serve come appiglio ad un fragoroso assolo di batteria, che nelle esibizioni dal vivo si dilata, occupando anche quindici/venti minuti. Particolare, infine, la conclusione dell’album affidata ad un altro blues di Willie Dixon: “Bring It Home” parte in maniera molto classica, con Plant che sembra quasi cambiare timbro di voce, per poi esplodere in un fuoco incrociato che sembra essere fatto apposta per tracciare un solco tra quello che era e quello che invece rappresenta il nuovo, la linfa vitale per un pubblico giovane, arrabbiato, eccitato e, soprattutto, vivo.
Il disco arriva nei negozi il 22 ottobre del 1969 e responso del pubblico è deflagrante: in meno di un mese scala le classifiche e si piazza subito dietro ai Beatles di “Abbey Road”, arrivando a superarlo nel mese di dicembre. La Led Zeppelin-mania è un incendio che trascende perfino il controllo della band. Emblematica in questo senso la querelle tra la band e la Atlantic sulla pubblicazione di un 45 giri per “Whole Lotta Love”: l’etichetta ovviamente vuole sfruttare anche il mercato dei singoli, ma i Led Zeppelin non ci stanno, perché non sono disposti a tagliare la parte centrale della canzone per consentirle di stare nel limite dei tre minuti richiesti dalle programmazioni radiofoniche. I dj se ne infischiano e iniziano a montare delle versioni ‘personalizzate’ per poterla comunque mettere on air, finché la Atlantic, ignorando il veto della band, non decide comunque di pubblicare il singolo editato che, da solo, vende un milione di copie in pochissimo tempo. Solo la stampa di settore continua a snobbarli, sordi e ciechi di fronte al cambiamento, ma i Led Zeppelin non hanno più bisogno di giornalisti e pubblicità. Il mondo ormai è nelle loro mani.

TRACKLIST

  1. Whole Lotta Love
  2. What Is And What Should Never Be
  3. The Lemon Song
  4. Thank You
  5. Heartbreaker
  6. Living Loving Maid (She's Just a Woman)
  7. Ramble On
  8. Moby Dick
  9. Bring It On Home
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