LED ZEPPELIN – III

Pubblicato il 01/11/1970 da
voto
9.5
  • Band: LED ZEPPELIN
  • Durata: 00:42:42
  • Disponibile dal: 05/10/1970
  • Etichetta: Atlantic Records
  • Distributore: Warner Bros

Per la composizione del terzo album, Page e Plant si ritirano nel villaggio di Bron-Yr-Aur, nel Galles, un luogo isolato, immerso nella natura, che Plant aveva scoperto durante una vacanza. I due, lontani dalla frenesia e gli eccessi della vita da rockstar, rimangono ammaliati dall’atmosfera mistica e dai paesaggi che li circondano: passano le giornate passeggiando nei prati, con una chitarra acustica e un piccolo registratore per fissare idee e melodie, e le serata davanti ad un fuoco, spesso sotto le stelle. Date le premesse, sarebbe stato impossibile per i due artisti, già da tempo incantati da letture romantiche e quadri pre-raffaelliti, non essere profondamente influenzati dall’atmosfera in cui sono immersi. E infatti le composizioni di “Led Zeppelin III” prendono una piega nuova e inaspettata.
L’attacco di “Immigrant Song” sembra dare continuità al passato (non a caso è uno dei pochi pezzi già composti durante il precedente tour): una carica travolgente e guerresca. Il martello degli Dèi si abbatte contro i nemici, spazzandoli via, gettando le basi per generazioni di musicisti metal, che vedono ancora oggi questa composizione come un vero e proprio spartiacque. “Valhalla, sto arrivando” canta Plant, mentre il resto della band si abbandona nell’estasi della battaglia. Già la successiva “Thank You”, però, abbassa la tensione: chitarre acustiche, un approccio elegante e perfino una sezione di archi arrangiati da John Paul Jones, per una canzone al tempo stesso malinconica e maestosa. Un sintetizzatore moog, invece, ci introduce “Celebration Day”, che torna a far ruggire le chitarre elettriche di Page, prima di passare ad un altro degli highlight dell’album, il lungo blues di “Since I’ve Been Loving You”: una sezione ritmica languida si appoggia sull’organo hammond suonato da Jones; la chitarra di Page raggiunge vette di espressività fuori dal comune, mentre Plant si lascia andare in una performance intensa e drammatica, ora sussurrando con la voce rotta, ora ululando come un animale ferito. Il lato A dell’LP si conclude, quindi con “Out On The Tiles”, ultima fiammata elettrica, con Plant e la sezione ritmica a tirare dritti come dei treni, mentre Page imperversa zigzagando a singhiozzo intorno alla melodia principale.
La vera sorpresa di “Led Zeppelin III”, però, arriva nella seconda facciata, dove le sonorità elettriche spariscono del tutto, per fare spazio a ballate folk, naturalistiche, che sembrano riportarci proprio nella campagna di Bron-Yr-Aur. La prima canzone, “Gallows Pole”, è addirittura una vecchia ballata tradizionale, originariamente intitolata “The Maid Freed From The Gallows”: chitarre acustiche, richiami esoterici, e un’atmosfera selvatica che lentamente monta man mano che si aggiungono gli strumenti. Si prosegue con “Tangerine”, la cui genesi risale addirittura agli anni di Page con gli Yardbirds, e si sente: la melodia non ha lo stesso sapore arcano e brumoso di “Gallows Pole”, ma si apre, ariosa e malinconica, mantenendo comunque il contesto folk in cui è inserita. Tocca a “That’s The Way” riportarci con prepotenza tra vallate del Galles, con una composizione delicata, bucolica e sognante, che sfocia nella vitalità di “Bron-Yr-Aur Stomp”, con le chitarre acustiche che danzano al ritmo pulsante della grancassa. Chiude l’album “Hats Off To (Roy) Harper”, dedicata all’amico cantautore, rivisita sempre in chiave acustica “Shake ‘Em On Down” del bluesman Bukka White, il brano forse meno interessante del lotto, che vede Page giocare con il bottleneck accompagnato dalla voce filtrata di Plant.
“Led Zeppelin III” fa il suo esordio nei negozi il 5 ottobre del 1970 e, complice il mostruoso quantitativo di preordini, schizza immediatamente in alto alle classifiche. La netta sterzata stilistica, però, non sembra pagare sulla lunga distanza: il pubblico appare parzialmente deluso, essendo ancora affamato di sonorità heavy e sfrenate, mentre la stampa massacra letteralmente il disco, bollandolo come un mal riuscito tentativo di ripercorrere la strada già percorsa da formazioni come Crosby, Stills & Nash. Per fortuna la Storia ha lentamente reso giustizia a quello che è ancora oggi uno dei punti più alti della carriera degli Zeppelin, una formazione che non si è mai accontentata di seguire la pancia del proprio pubblico, tracciando, come solo i più grandi sanno fare, il proprio sentiero, anche a costo di andare contro tutto ciò che rappresenta il buon senso comune.

TRACKLIST

  1. Immigrant Song
  2. Friends
  3. Celebration Day
  4. Since I've Been Loving You
  5. Out On the Tiles
  6. Gallows Pole
  7. Tangerine
  8. That's the Way
  9. Bron-Y-Aur Stomp
  10. Hats Off to (Roy) Harper
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