LED ZEPPELIN – Physical Graffiti

Pubblicato il 03/10/1975 da
voto
8.5
  • Band: LED ZEPPELIN
  • Durata: 01:22:15
  • Disponibile dal: 24/02/1975
  • Etichetta: Swan Song Records
  • Distributore: Warner Bros

Per il loro sesto album in studio, i Led Zeppelin decidono di fare le cose in grande, scrivendo nuove canzoni ed affiancandole a composizioni provenienti da sessioni precedenti, andando a creare un lavoro monumentale che sembra voler essere la summa della carriera dei Quattro. La scelta di pubblicare l’album attraverso la propria etichetta, permette ai Led Zeppelin di non doversi piegare di fronte alle logiche abituali del mercato, concedendosi di inserire nel neonato “Physical Graffiti” tutto ciò che più gli aggrada. Il risultato è un doppio album, un inno alla libertà artistica più sfrenata che, al netto di qualche evitabile riempitivo, riesce a mantenere un livello ancora molto alto, sebbene inferiore ai primi quattro capolavori.
Il lavoro di recupero realizzato da Page e compagni parte da lontano, addirittura dalle sessioni che portarono alla realizzazione di “Led Zeppelin III”. Dalle brumose colline del Galles, infatti, vengono riprese “Bron-Y-Aur”, delicato bozzetto strumentale, suonato con la chitarra acustica; “Down By The Seaside”, bucolica e quieta nella prima parte, prima di lasciare spazio alle scorribande soliste di Page; e soprattutto “The Rover”, canzone inizialmente pensata come brano folk/acustico, che viene successivamente riarrangiato in chiave elettrica, con un basso incisivo e splendidi ricami strumentali.
Dalle registrazioni di “Led Zepplin IV” vedono la luce “Night Flight” e “Boogie With Stu”, scanzonata jam session che vede Ian Stewart al pianoforte (suo il contributo sulla più celebre “Rock ‘N’ Roll”); mentre le atmosfere più ariose e solari di “Houses Of The Holy” vengono rievocate dal brano eponimo (curiosamente scartato nel precedente album) e da “Black Country Woman”.
Il materiale più interessante, però, arriva proprio dalle composizioni inedite, nelle quali la band alterna momenti più classicamente hard blues (“Custard Pie”) a divagazioni più sperimentali: “In The Light” ci immerge in una meditazione orientale, guidata dal suono ipnotico dell’armonium; “Trampled Under Foot” scherza nuovamente con il funk, omaggiando Stevie Wonder con Jones a picchiettare sul clavinet; mentre “In My Time Of Dying” assume una strana connotazione a metà tra blues e spiritual, rileggendo un vecchio brano tradizionale (già riportato in luce da Bob Dylan anni prima) con Page a far cantare una sofferta chitarra slide.
Il capolavoro assoluto, però, risponde al nome di “Kashmir”, brano monumentale, inarrivabile, che segna forse il punto più alto mai toccato mai toccato dai Led Zeppelin: i quattro prendono l’ascoltatore e lo trasportano nella maestosità esotica dell’Oriente, pur non avendo mai messo piede davvero nel Kashmir. Un riff maestoso, obliquo nel suo tempo dispari; una batteria incalzante ma misurata; una prova vocale inumana da parte di Plant e un arrangiamento sinfonico, suddiviso tra mellotron e veri inserti orchestrali guidati da un Jones in stato di grazia assoluta. Una pietra miliare della storia del Rock, uno di quei momenti di perfezione assoluta, capace di fare da spartiacque e di risplendere, come una stella polare, che segna la via pur rimanendo irraggiungibile.
Per la copertina dell’album, anche questa volta viene fatto un lavoro eccezionale: la cover ritrae una fotografia della facciata di due edifici, il numero 96 e il 98 dell’Ottava Strada, nell’East Village di New York, e viene pensata affinché, attraverso un sistema di scorrimento, sia possibile far comparire alle finestre una serie di personaggi, da Neil Armstrong a Cleopatra, passando per King Kong, la Vergine Maria, oltre ovviamente ai quattro musicisti.
Pur con un notevole ritardo, finalmente nel 1975 l’album viene distribuito nei negozi e, a dispetto della sua monolitica difficoltà, compie il miracolo. Quindici milioni di dollari di preordini, negozi presi d’assalto, classifiche scalate in pochi giorni e un tour già sold out in tempi record. Non importa che cosa decidano di fare o come, ogni anno sembra essere più luminoso del precedente per i Led Zeppelin. Davvero non esiste limite al successo di questi quattro ragazzi? Forse davvero il Diavolo ci ha messo lo zampino…

TRACKLIST

  1. Custard Pie
  2. The Rover
  3. In My Time of Dying
  4. Houses of the Holy
  5. Trampled Under Foot
  6. Kashmir
  7. In the Light
  8. Bron-Yr-Aur
  9. Down By the Seaside
  10. Ten Years Gone
  11. Night Flight
  12. The Wanton Song
  13. Boogie With Stu
  14. Black Country Woman
  15. Sick Again
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