8.0
- Band: LEGEND (JE)
- Durata: 00:39:00
- Disponibile dal: 1982
- Etichetta:
- Workshop Records
Di band che portano il nome di Legend ce ne sono più di una: quella di cui ci occupiamo in questa sede proviene dall’isola di Jersey, la più meridionale delle Isole Normanne, alle dipendenze della Gran Bretagna, ma in realtà molto più vicina alla Francia. Una collocazione geografica che probabilmente non ha giovato alla band, che si è così trovata ai margini rispetto al grande movimento musicale che c’era in Inghilterra in piena NWOBHM. Di certo, i Legend erano comunque una band di grande spessore, che non è stata neppure valorizzata nel corso del tempo come avrebbe meritato. Il loro omonimo LP d’esordio è subito un album notevole, al cui interno spiccano il guitar work versatile e fluente di Peter Haworth (il leader del gruppo) e di Marco Morosino, il cantato vigoroso e di grande personalità di Mike Lezala e la batteria irruenta e tempestosa di Dave Whitley, ben coadiuvato da Eggy Aubert al basso.
Nel 1982, i Legend danno seguito al loro album d’esordio con un nuovo lavoro, intitolato “Death in the Nursery”. Nel tempo intercorso fra le due opere, la band dell’isola di Jersey si era trasformata in un quartetto, visto l’abbandono del chitarrista Marco Morosino: tale circostanza si avverte in qualche misura sul disco perché, pur rimanendo straordinario il lavoro alle sei corde da parte del leader del gruppo Peter Haworth, sia per quanto riguarda i riff che gli assoli, le trame chitarristiche appaiono in linea di massima più lineari rispetto al primo album, quasi che questo si fosse preoccupato di evitare soluzioni che poi difficilmente avrebbe potuto riproporre dal vivo. Inoltre, per quanto il disco sia pure abbastanza vario, in linea di massima i brani presentano una struttura un po’ più semplice e orientata verso sonorità heavy, con una certa influenza anche da parte degli Iron Maiden, ravvisabile ad esempio in brani come “Choices” e “Warrior”. Nel complesso, questa maggiore propensione al metal – e alla NWOBHM, in particolare – ha fatto sì che gli elementi hard rock riscontrabili in precedenza nel loro stile venissero leggermente ridimensionati: non manca tuttavia qualche eccezione, rappresentata nello specifico da “Lazy Woman”, in cui è evidente l’influenza dei migliori Deep Purple. Tra i brani più vari può annoverarsi senz’altro “Why Don’t You Kill Me?”, il quale inizia solo con voce e delicate chitarre arpeggiate, che potrebbero per certi versi rimandare ai Jethro Tull più melodici: poi però il brano presenta vari cambi e si velocizza notevolmente, indurendo altresì i suoni. Analogamente, pure “Prisoner” è delicata nella sua parte iniziale, mentre poi, nello sviluppo del brano, la band dà sfogo a tutta la sua irruenza. Molto veloci anche i ritmi della title-track, mentre il finale è affidato ad una traccia che, alquanto curiosamente, s’intitola “Prologue”: dopo qualche raffinato arpeggio di chitarra classica, anche questo brano diventa veloce, prevedendo pure un ampio spazio dedicato ad un lungo e dirompente assolo.
Dopo quest’album, la band pubblicò un EP e un demo, che avrebbero dovuto rappresentare verosimilmente la base per un terzo full-length, che però non venne realizzato perchè il gruppo si sciolse. Nel 2003, Lezala, Aubert e Haworth riformarono la band pubblicando un nuovo album, “Still Screaming”, per poi riprovarci dieci anni dopo con “The Dark Place”. Da allora il gruppo non si è ufficialmente sciolto, ma la scomparsa prima di Haworth nel 2020 e poi di Aubert l’anno scorso, lasciano seri dubbi circa l’effettiva tenuta di questa band, che di certo avrebbe meritato maggior fortuna e maggior fama di quanto non ne abbia realmente avuto, ma che ha lasciato comunque il suo segno indelebile in quel movimento straordinario che fu la NWOBHM.
