7.5
- Band: LEGION OF THE DAMNED
- Durata: 00:47:50
- Disponibile dal: 09/06/2023
- Etichetta:
- Napalm Records
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Brevissima premessa: al di là del voto che vedete qui di fianco, approcciatevi con soddisfacente speranza al qui presente “The Poison Chalice”, ottavo lavoro in studio dei Legion Of The Damned. Viste infatti le ultime prestazioni, tanto attese ma mai realmente convincenti, con il combo olandese siamo andati con i piedi di piombo… ma alla fine siamo ben lieti di avere tra le mani un dischetto niente male in cui finalmente troviamo spunti degni di nota, variazioni sul tema, soprattutto sul piano strumentale, e un tasso di consapevolezza maggiore rispetto alle precedenti uscite. Ridurre il miglioramento globale al solo innesto di Fabian Verwej come secondo chitarrista a supporto di Twan Van Geel potrebber essere riduttivo ma, di fatto, la riapertura della valvola creativa del gruppo di Helden è coincisa proprio con il suo ingresso in formazione. Ed il risultato è ben riflesso ed evidente in “The Poison Chalice”, in particolar modo nei suoi primi cinque brani: già dall’opener “Saint In Torment”, infatti, si avverte un senso di apertura più sinuosa, quasi melodica, durante i puntuali assalti thrash’n’death, riuscendo così a smussare quelle spigolature statiche e con poco mordente che avevano contraddistinto gran parte degli ultimi episodi discografici; brano solido con forti rimandi agli ultimi Sodom. Grinta e orecchiabilità che non guasta mai, ancor più palesi nella successiva “Contamination”, corposa e tellurica. Uno dei must dell’intero full-length insieme a “Progressive Destructor”, con il suo incedere intarsiato da riff slayeriani che progredisce in cattiveria e malignità.
Insomma, un ritorno a livelli accettabili, quasi inaspettati, che prendono ulteriore vigore con “Skulls Adorn the Traitor’s Gate”, dove il marchio nero fa il suo ingresso prepotente tra le linee di chitarra impresse dalla nuova coppia alle sei corde. Una prima parte di album diretta e brutale, che cala un pochino nella seconda metà, meno estrosa rispetto alla cinquina iniziale, salvo riprendersi proprio con la title-track finale, oscura e cadenzata, come il veleno sgorgante dal calice olandese. Un bel segnale, quello lanciato dai Legion Of The Damned, a testimonianza di come spesso, quando tutto sembra ormai perduto, ecco che giunge la sorpresa dell’ultima ora.
Intendiamoci, qualcosa va ancora registrato ed è qui che entra in gioco la sezione canora: non ce ne voglia Maurice Swinkels, ma è proprio lui ad appiattire alcuni passaggi lirici in cui invece sarebbe stato opportuno calcare la mano (l’ugola in questo caso) o più semplicemente diversificarne l’approccio vocale, così da render ancor più singolare il brano di turno (vedasi “Retaliation”). Accogliamo comunque, per finire, questo ritorno a buoni livelli del quintetto olandese, augurandoci che non sia solamente un fuoco di paglia.
