5.5
- Band: LEVIATHAN
- Durata: 00:47:30
- Disponibile dal: 08/11/2011
- Etichetta:
- Profound Lore
Dai Wrest, facci il piacere. Il nostro illustrissimo nichilista aveva detto che i Leviathan erano stati messi per sempre a dormire e la loro esperienza chiusa definitivamente. Aveva sputato veleno e merda sulla Moribund e sulla Tumult affermando che avevano “derubato e sfruttato lui e la sua musica” e che non avrebbe mai più lavorato con alcuna etichetta. E invece il nostro caro Wrest se ne torna bello e felice con una delle etichette più in vista e importanti degli ultimi anni, la maiuscola Profound Lore, e con un produttore – Sanford Parker – tra i più gettonati e richiesti dell’underground statunitense. Vi ricordiamo inoltre che il nome Leviathan è da sempre stato famoso e celebrato per la sua natura completamente “casalinga”, con un Wrest che ha da sempre registrato tutto da solo in casa sua, e invece questo disco esce impacchettato e confezionato da uno studio di registrazione di Chicago. Praticamente l’anti-Leviathan che reca il nome Leviathan… E da ultimo, con quale motivo se ne torna con i Leviathan? Per sfogarsi e vendicarsi di una povera disgraziata che lo ha denunciato per violenza domestica e che gli sta facendo rischiare la gattabuia? Ma per piacere! Wrest inoltre ha definito i Wolves In The Throne Room degli “hippie riccioluti che non si devono permettere di chiamare la loro musica da contadini black metal” e i Deafheaven dei “mocciosi di cui non si era mai sentito il bisogno”, e invece lui se ne torna con un album che di black metal non ha praticamente nulla e che non riesce minimamente ad essere coerente con tutte le sue stesse sparate contro tutto e tutti degli utlimi tre anni. La vita, sopratutto quella da musicista, insegna che dovrebbe essere solo e sempre la musica e parlare, e sembra assurdo doverlo ricordare ad un musicista così illustre e fino ad oggi coerente e fedele alle sue stesse idee. “True Traitor, True Whore” era stato definito dalla Profound Lore stessa “la risposta black metal al dark rock dei Cure e dei Fields Of The Nephilim”. Sarà, ma a noi sembra solo il lavoro sconclusionato di un uomo perso, disperato e pieno di rancore, che sembra aver deciso di riesumare un nome importantissimo, apparentmente, solo per spremerlo e farne un salvadanaio per le imminenti spese legali che probabilmente lo attenaglieranno. Si vocifera che rischi addirittura vent’anni di carcere… Che il disco sia decisamente molto più post-punk e dark wave che balck metal, questo è indubbio, e fin qui, non ci sarebbe nulla di male se dietro ci fossero anche delle idee. Il problema è proprio questo, le idee non ci sono. L’intero lavoro sembra essere stato costruito in fretta e furia come semplice fondo pensione per Wrest. Appare sconclusionato, moscio, parossistico, inispirato e divagante in tutto. L’unico collante che lega il disco è il noiosissimo e “per niente black metal” (per usare le sue stesse parole) solito, ricorrente e procrastinato tema di odio e disprezzo verso questa povera disgraziata che non si capisce bene cosa gli abbia fatto di male, e che trasmette solo un fastidiosissimo senso di maschilismo e misoginia. Tutti gli altri celebri marchi di fabbrica del nome Leviathan, ovvero il glaciale e primitivo odio sonico, e le strutture musicali contorte, claustrofobiche e massacranti che hanno reso unici e importantissimi tutti i lavori precedenti sono spariti, rimpiazzati da un floscissimo ruscello di fuzz, tastiere e gorgoglii imbarazzanti che non evocano alcunchè e che in certi frangenti spremono pure una risatina. La virata kraut rock e e post-punk ipotizzata dalla Profound Lore invero aveva parecchio potenziale, e incuriosiva non poco, ma si deve essere spenta sul nascere, soffocata dall’ego di un uomo che oltre al suo tocco magico musicale sembra anche aver perso se stesso.
