7.5
- Band: LIE IN RUINS
- Durata: 00:42:02
- Disponibile dal: 20/11/2020
- Etichetta:
- Dark Descent
- Distributore: Audioglobe
A distanza di oltre sei anni dal loro ultimo full-length “Towards Divine Death”, album fortunato ma certo non per tutti, considerata la sua imponente durata, i Lie In Ruins – gruppo finlandese frutto del poco meno che incestuoso connubio tra Corpsessed, Desolate Shrine e Perdition Winds – tornano a farsi sentire con “Floating in Timeless Streams”, nuovo album ancora una volta licenziato per l’affidabile Dark Descent Records. Un’opera che, già dopo un primo sommario ascolto, lancia chiari segnali nella direzione di coloro che avevano trovato eccessivamente verboso il disco precedente. Se agli esordi la band nordica inseguiva traiettorie prettamente old school death metal – miscelando le vecchie scuole finniche, svedesi e britanniche senza preoccuparsi di sviluppare chissà quale personalità – e il suddetto “Towards Divine Death” anelava a un mood avvolgente e a strabordanti velleità progressive, questo nuovo lavoro sembra esprimere la ricerca di una sintesi più armonica di tutto il bagaglio di influenze di questi musicisti. In questo senso, il minutaggio estremamente ridotto rispetto all’ultima fatica salta subito all’occhio, ma basta appunto una rapida fruizione per rendersi conto che l’indole dei Lie In Ruins nel 2020 spinga verso un suono più compatto e aggressivo che si dispiega entro un immaginario firmamento colmo tanto di death-doom quanto di schietto death metal. “Floating…” fonde andature sostenute e un lirismo intriso di drammaticità prettamente finnica, giocando spesso e volentieri su questo contrasto fra sferzante ritorno alle origini e sinuosa componente atmosferica. Se non si conoscesse la discografia della band, si potrebbe parlare di disco di transizione, dato che l’anima doom e quella prettamente death metal sembrano spesso in conflitto nel loro alternarsi alla guida delle singole tracce, ma, avendo davanti sia il debut “Swallowed by the Void” che il successivo “Towards Divine Death”, risulta piuttosto chiaro come il gruppo qui abbia sostanzialmente cercato di realizzare una ibrido fra questi due lavori, dando un colpo al cerchio e uno alla botte. A conti fatti, il risultato non è troppo lontano dalla formula dei cugini Corpsessed, ma pezzi del calibro di “Spectral Realms of Fornication”, “The Path” e “Where Mountains Sleep”, tutti arrangiati elegantemente e ben sorretti da una produzione sempre azzeccata per il genere, riescono comunque a dare rilievo al nome Lie In Ruins. Chi segue con attenzione il filone (ri)troverà una band assolutamente competente.
