LIFEND – Innerscars

Pubblicato il 11/10/2004 da
voto
8.0
  • Band: LIFEND
  • Durata: 00:48:55
  • Disponibile dal: 10/10/2004
  • Etichetta: Cruz Del Sur Music
  • Distributore: Audioglobe

Dopo due demo ben accolti dalla critica specializzata, “Entwined Emotions” e “Shattering: Reality”, già ristampati in varie edizioni, i milanesi Lifend esordiscono su full-length con il qui presente “Innerscars” e l’impatto che questo lavoro ha sull’ignaro ascoltatore è davvero degno di menzione: un album con fiocchi e controfiocchi! Il quintetto, già in precedenza elogiato per il suo ricco songwriting e per la ricerca sperimentale attuata, si supera e realizza un disco maturo, accattivante, raffinato e, in definitiva, bellissimo. I Lifend abbracciano più di un sottogenere estremo, in quanto pur partendo dal death svedese più lancinante e veloce, i tentacoli sonori della band vanno ad immergersi nel black atmosferico, nel gothic e nel prog, rivelando influenze che spaziano da Opeth ad At The Gates, da Theatre Of Tragedy a Solefald. L’intreccio vocale a quattro voci (growl, screaming, clean vocals e il cantato immacolato ed espressivo di Sara), offre al quintetto lombardo una vasta gamma di soluzioni, utilizzata benissimo, attraverso una cura quasi maniacale, in fase di creazione delle song. Ottimo anche il rifframa chitarristico di Alberto (anche vocalist) e Andrea, spesso vorticoso nel lanciarsi in rapide accelerazioni di pregevole fattura, altre volte impegnato in parti più cadenzate e groovy. Ma ciò che rende “Innerscars” realmente brillante di luce propria è l’accurato e certosino lavoro di arrangiamento dei brani: i sognanti passaggi di chitarra acustica, molte parti vocali interpretate in italiano, l’intelligente e riuscito utilizzo di campionamenti e sintetizzatori, questi ultimi a volte ricordanti i techno-blackster …And Oceans ed utili a raffreddare il caldo impatto della grandiosa produzione dell’album, affidata al capace Alex Krull (Atrocity), e l’idea di inserire ripetute sezioni di sassofono nella struttura delle song, riescono a dare al disco una magniloquenza e un’epicità che non si possono disprezzare. La tracklist, quindi, va ad assumere le sembianze di un cangiante ed oscuro affresco, nel quale saltuari raggi di luce non riescono ad illuminare completamente la costante penombra che aleggia per tutta la durata del lavoro: l’opener e title-track non potrebbe far cominciare il CD in modo migliore, complessa ma assolutamente immediata com’è, mentre “Absence”, durante i suoi sette minuti e mezzo di durata, mostra il lato leggermente più progressivo della band; per “Blood-Red-Pain” è stato anche girato un video, ma sinceramente non è l’episodio migliore del lotto, pur essendo composta con bravura; inframezzate dalla strumentale “In Darkness I Bleed”, le seguenti “Shattering: Assurance” e “Open Wound” sono semplicemente stupende, aggressive ed oniriche allo stesso tempo, con da rimarcare l’ottimo, epico finale della prima; “Memorie” è un po’ più difficile da digerire, ma è solo questione di ascolti, mentre la riproposizione di “Spiral Dance”, già presente sul secondo demo del gruppo, mette in mostra il prezioso lavoro di riarrangiamento di suoni e note, per un brano delizioso che racchiude tutto ciò che sono i Lifend. Chiude “Congedo”, cammeo conclusivo semi-strumentale. Definire la perfezione è davvero difficile, ma per chi ama la musica complessa, estrema e ricercata, “Innerscars” potrebbe avvicinarsi di molto all’obiettivo suddetto. Giù il cappello e applausi scroscianti!  

TRACKLIST

  1. Innerscars
  2. Absence
  3. Blood - Red - Pain
  4. Shattering: Assurance
  5. In Darkness I Bleed
  6. Open Wound
  7. Memorie
  8. Spiral Dance
  9. Congedo
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