8.0
- Band: LIGATION
- Durata: 00:41:10
- Disponibile dal: 23/01/2026
- Etichetta:
- Personal Records
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In questo 2026 appena iniziato arrivano pure le prime uscite e per qualcuno, come i Ligation, si tratta proprio del debutto.
Questo nome per molti è nuovo, avendo pubblicato solo due split, con Hail Conjurer e Gravavgrav, ma tra le sue fila c’è un personaggio come Marko Neuman, che alcuni potrebbero ricordare per la sua militanza in band come Convocation, Sum of R, Waste Of Space Orchestra e Dark Buddha Rising.
Il gruppo, originario della Finlandia, ci propone una strana miscela di death, doom e divagazioni noise: riff pachidermici con chitarre accordate molto basse, growl cavernosi e diverse dissonanze sparse trai brani. Possiamo riscontrare un ottimo esempio di tutto questo nel brano “Turmoil in Everest”, con i synth a incidere nel finale e diversi rumori ottenuti coi pedali.
Una proposta del genere si rivela molto debitrice di alcune formazioni che introdussero queste soluzioni a metà anni ’90 come Disharmonic Orchestra e soprattutto Pan.Thy.Monium (cioè quelle sonorità che erano ‘troppo strane per i metallari’ ma ‘troppo metal per il fan medio della Ipecac Recordings’).
La base – per i Ligation così come per i nomi sopra citati – è comunque il death metal, ma la produzione è molto più cristallina e adatta, com’è giusto che sia, ad un disco del 2026. Dal punto di vista vocale, il riferimento che potrebbe venire in mente è quello di Mikael Åkerfeldt nel growl, mentre ci sono diverse parti con voci distorte simil-hardcore.
Com’è lecito aspettarsi, siamo molto lontani dalla forma canzone: l’obiettivo compositivo è quello di trasportare l’ascoltatore in uno stato di catarsi, avvolto dalla pesantezza dei riff, e da questi strati di noise (come possiamo notare in brani come “Reflection” la quale, nel suo incedere lentissimo, finisce in un mare di rumorismi). Il platter finale si compone quindi di cinque canzoni, per una durata poi più che accettabile (quaranta minuti, nei quali sono comprese anche tre bonus track, tratte dagli split sopra menzionati).
Un ottimo debutto, molto scorrevole nel ritmo della scrittura, nonostante stiamo parlando di sonorità difficilmente digeribili dal grande pubblico. La commistione di stili che i nostri hanno scelto di proporre, sebbene come detto sopra non sia totalmente originale, non è proposta così di frequente nel panorama odierno. Un ulteriore punto a favore è il saper scrivere pezzi molto elaborati senza risultare né pesanti né ridondanti (che è poi il rischio principale quando si decide di uscire dal tracciato e dalla prevedibilità, qui assolutamente scampato). I Ligation si rivelano quindi un gruppo su cui puntare per il futuro e da tenere in considerazione, sicuramente una rivelazione interessante per chi ama il death metal ma si aspetta anche qualcosa di più da questo genere.
