LIKE MOTHS TO FLAMES – Dark Divine

Pubblicato il 08/11/2017 da
voto
7.5

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Avevamo lasciato la band di Columbus nel bel mezzo di in un processo di costante ascesa, dopo gli esordi non proprio felici che vedevano un gruppo con delle buone idee ma confuse. Tralasciando il mediocre “An Eye For An Eye” del 2013, già con il successivo “The Dying Things We Live For” abbiamo visto una band molto più a fuoco, la quale è riuscita a produrre un ottimo lotto di canzoni cazzute e personali, con il capitano Chris Roetter finalmente capace di regalare una prestazione convincente e sopra le righe, e questo processo di crescita musicale sembra aver raggiunto il suo acme con questo “Dark Divine”. I LMTF in questo 2017 sembrano voler limare le sfuriate adolescenziali in funzione di un quasi post hardcore melodico e misurato, ma ben lungi dal risultare sterile o lagnoso. Il disco è stato prodotto da Erik Ron (Attila, I See Stars, Issues), uno dei nuovi nomi di punta della scena, e mixato da Caleb Shomo, ex Attack Attack! e fondatore dei Beartooth, che sembra dare proprio quella marcia in più della quale il comparto vocale sembrava avere davvero bisogno. “New Plagues”, posta in apertura, ci prende un po’ di sorpresa, mostrandoci una band con un sound decisamente ammorbito, e con una propensione piuttosto marcata per il chorus emozionale, cosa che finalmente sembra riuscire bene ai Nostri. Nonostante le chitarre ribassate e le ritmiche serrate siano sempre presenti in abbondanza, si può chiaramente notare quanto adesso ci sia molto più spazio per il pulito, con addirittura un nutrito numero di tracce in cui se ne fa un uso esclusivo. In passato, erano proprio le esplorazioni in clean a risultare un pesante tallone d’Achille per la band dell’Ohio, ma in questo “Dark Divine” troviamo una situazione decisamente diversa. Canzoni quadrate, ben scritte e dall’hook melodico finalmente efficace, che restano impresse in mente ben oltre la fine del disco. Un lavoro molto probabilmente di transizione per il combo americano, ma che forse segna uno dei punti più alti della loro carriera fino a questo momento, essendoci in questo ultimo capitolo davvero pochi punti morti, e che riesce nella ostica impresa di emozionare e divertire fino all’ultimo secondo. Il voto in calce è stato mantenuto un po’ più basso perché pensiamo che il quartetto abbia ancora molti colpi in canna, e che i margini di miglioramento siano ancora sensibili.

TRACKLIST

  1. New Plagues
  2. Nowhere Left To Sink
  3. Shallow Truths For Shallow Minds
  4. Dark Divine
  5. Empty The Same
  6. From The Dust Returned
  7. Even God Has A Hell
  8. Mischief Managed
  9. Instinctive Intuition
  10. The Skeletons I Keep
  11. False Idol
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