LINKIN PARK – A Thousand Suns

Pubblicato il 17/10/2010 da
voto
5.0
  • Band: LINKIN PARK
  • Durata: 00:47:48
  • Disponibile dal: 10/09/2010
  • Etichetta: Warner Bros
  • Distributore: Warner Bros

C’era una volta una band capace di emergere dal nulla e di vendere milioni di copie grazie alla propria teoria ibrida, una band in grado di dimostrare poi di non essere una meteora passeggera e di dire ancora qualcosa, almeno nelle tracce pari, quando mancavano pochi minuti alla propria mezzanotte musicale. C’erano insomma una volta i Linkin Park come avevamo imparato a conoscerli, l’espressione sicuramente più ruffiana ma non per questo più disprezzabile del tanto vituperato nu metal, anzi. C’erano e oggi non ci sono più verrebbe da dire, perchè, nonostante il logo raffigurato in copertina porti ancora il loro nome, dei Linkin Park di una volta in questo "A Thousands Sun" c’è davvero poco o nulla, al punto che riesce difficile tracciare una linea di continuità anche con il precedente, e già a suo modo rivoluzionario, "Minutes To Midnight", alfiere di una svolta rock che qui si tramuta in una definitiva mutazione di stampo electro pop. Dando a Chester quel che è di Chester, riconosciamo loro un certo coraggio dato che, per una band abituata a vendere milionate di dischi anche negli anni del peer2peer, non si può certo parlare di svolta commerciale, ma anzi di un album a suo modo rischioso, ne suo voler stravolgere una formula sonora collaudata e, come testimoniato anche dalle recenti collaborazioni con i robottoni della Habsro, sempre efficace. Purtroppo per le note di merito si fermano qui perchè, se pure il confine tra genio e presa per i fondelli è a volte molto labile – chiunque abbia visto certi film di Lars Von Trier o David Lynch, ci sia perdonato il paragone blasfemo, saprà di cosa stiamo parlando -, in questo caso la seconda sembra prendere troppo spesso il sopravvento sulla prima. Innanzitutto, su una tracklist di quindici tracce, ben sei – "The Requiem", "The Radiance", "Empty Spaces", "Jornada Del Muerto", "Wisdom, Justice, And Love" e "Fallout" – sono semplici intro e intermezzi di vario genere, anche piacevoli da ascoltare ma non strettamente necessari all’economia del disco. Depurata la tracklist da ogni possible orpello, restano quindi una manciata di pezzi, equamente divise tra canzoni degne di questo nome ed altri classificabili alla fantozziana voce ‘cagate pazzesche’. Tra queste ultime, citiamo il trip-hip-hop di "When They Come For Me", il cyber new-age di "Robot Boy", l’industrial rap di "Wretches And Kings" e la scontatissima ballata acustica "The Messenger"; tra gli episodi più riusciti sono da annoverare invece i tre singoli – "The Catalyst", la migliore del lotto grazie ad un ritornello finalmente trascinante, "Waiting For The End", simile ad una canzone di Shaggy ma quanto meno divertente, e "Irridescent", ennesima ballad in stile U2, già pronta per accompagnare gli struggimenti sentimentali del vampiro dannato di turno – così come l’electro-pop di "Burning In The Skies" e la più ritmata "Blackout", in cui tornano a farsi sentire le chitarre e le urla di Chester in un connubio sempre stravagante ma  efficace. Onore dunque a Chester Bennington, Mike Shinoda e Joe Hahn per il coraggio dimostrato – anche se il solo logo LP in copertina garantirebbe milioni di dischi venduti pur licenziando un album di cover sud-tirolesi – ma per chi scrive l’esperimento può dirsi riuscito, a voler essere buoni prestando al disco numerosi ascolti, solo a metà. Insomma, saranno anche partiti alla ricerca di una nuova galassia musicale, ma stavolta i Linkin Park, invece che le migliaia di soli promesse dal titolo, hanno pescato la luna nera. 

TRACKLIST

  1. The Requiem
  2. The Radiance
  3. Burning In The Skies
  4. Empty Spaces
  5. When They Come For Me
  6. Robot Boy
  7. Jornada Del Muerto
  8. Waiting For The End
  9. Blackout
  10. Wretches And Kings
  11. Wisdom, Justice, And Love
  12. Iridescent
  13. Fallout
  14. The Catalyst
  15. The Messenger
1 commento
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