LINKIN PARK – The Hunting Party

Pubblicato il 22/07/2014 da
voto
7.5
  • Band: LINKIN PARK
  • Durata: 00:45:12
  • Disponibile dal: 17/06/2014
  • Etichetta: Warner Bros
  • Distributore: Warner Bros

Back to the roots. Dobbiamo ammetterlo, ci eravamo sbagliati: per una volta, alle dichiarazioni hanno fatto seguito i fatti, e quello che ci troviamo tra le mani, come anticipato nel track by track, è effettivamente un disco che si pone nel mezzo tra “Hybrid Theory” e “Meteora”, pur senza dimenticare quanto fatto nei tre album successivi, a conclusione di una lenta marcia di allontanamento e ritorno dalle origini dell’amato/odiato nu-metal. Mossa commerciale, calo d’ispirazione o, più semplicemente, la chiusura di un cerchio apertosi quattordici anni fa? Non lo sappiamo, ma ciò che importa è che “The Hunting Party” ci riconsegna quella band che avevamo imparato ad amare, con l’alternanza tra le urla di Chester e il flow di Mike, le chitarre in primo piano e i pattern elettronici di DJ Hahn a contorno.  ‘Got different method / but i still can bring in the pain‘: canta così Shinoda nell’opener “Keys To The Kingdom”, e a ben vedere il senso dei nuovi / vecchi Linkin Park è tutto qui; i milioni di dischi & dollari, oltre agli anni che passano, hanno sicuramente fatto venir meno il furore giovanile degli esordi, ma al tempo stesso è migliorata la loro esperienza come musicisti – chi scrive ricorda ancora di averli visti al Rolling Stone nel lontano 2001, prima che “In The End” li facesse esplodere anche a queste latitudini -, oltre alla lista di ospiti che si possono permettere. Tralasciando l’inutile feature di Tom Morello – coinvolto per non si sa bene cosa nell’intermezzo elettronico “Drawbar”, un po’ come portare Alonso a Monza per poi fargli 10 metri su un’auto a pedali -, il resto degli invitati lascia eccome il segno, quasi a voler portare il testimone a quelle che sono  le influenze principali del sestetto losangelino. La palma del migliore spetta sicuramente a Daron Malakian, la cui plettrata marchia a fuoco l’ottima “Rebellion”, ma anche l’assolo di Page Hamilton e il flow di Rakim, pur senza risultare imprescindibili, impreziosiscono rispettivamente “All For Nothing” e “Guilty All The Same”, due pezzi perfetti per infiammare vecchie e nuove schiere di fan, da chi li ha conosciuti con il video  dei samurai a chi li ha sentiti solo sul grande schermo guardando la saga dei Transformers. A proposito di cinema, non poteva mancare la nuova “What I’ve Done” – ovvero “Until It’s Gone”, perfetta colonna sonora dell’eterna lotta tra marines e Decepticon -, mentre la vera sorpresa del disco, più della breve parentesi pesudo-hardcore di “War” (esperimento già tentato con “Victimized”), è la totale assenza di ballad;  fattore non trascurabile per chi, dopo aver fatto felici i maschietti accompagnando le gesta dei robottoni della Hasbro, ha fatto breccia nel cuore di milioni di femminucce Twilight-dipendenti sulle note di “Leave Out All The Rest”. Qualche dubbio ci era venuto ascoltando l’incipit di “Final Masquerade” e “A Line In The Sand”, ma è stato subito fugato dal proseguo dei pezzi: se la prima non è  che il classico climax da cantare a squarciagola / pugno alzato/ occhi chiusi, sotto il palco così come sotto la doccia, la seconda rappresenta la sineddoche del disco, scavando una trincea musicale nei cui sei minuti trovano posto tutti gli elementi del LP ’14 sound: sussurri malinconici, urla rabbiose, rap da videogame, batteria da marcetta militare, riff metallici, e perfino un assolo sul finale. Insomma, sebbene le candeline da spegnere siamo ormai quasi 40, e la rabbia adolescenziale un pallido ricordo riflesso negli occhi dei propri figli, i Linkin Park dimostrano, all’alba del loro sesto full-length, di essere ancora capaci di suonare quel ‘rock pestone’ che ci si aspetta da loro, fedeli ad una formula compositiva tanto collaudata quanto efficace. Non sarà sicuramente l’ultimo lavoro in studio della band losangelina – anche perché, c’è da scommettere, seguirà a ruota l’ennesima versione remixata -, ma se lo fosse, sarebbe probabilmente l’epitaffio ideale di una carriera comunque sempre e comunque sugli scudi.

TRACKLIST

  1. Keys To The Kingdom
  2. All For Nothing (feat. Page Hamilton)
  3. Guilty All The Same (feat. Rakim)
  4. The Summoning
  5. War
  6. Wastelands
  7. Until It’s Gone
  8. Rebellion (feat. Daron Malakian)
  9. Mark The Graves
  10. Drawbar (feat. Tom Morello)
  11. Final Masquerade
  12. A Line In The Sand
20 commenti
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