7.0
- Band: LIONHEART
- Durata: 00.24.15
- Disponibile dal: 22/01/2016
- Etichetta:
- Beatdown Hardwear Records
Un commento letto su Lambgoat, roccaforte dell’hardcore made in USA, recita: “Non siete i Mushmouth, non siete i Madball, non siete i Merauder, non siete i Fury Of Five. ‘Undisputed’ cosa?”. In effetti il titolo del secondo album in studio è un po’ arrogante, ma a ben vedere non si può rimproverare molto in più ai paladini della West Coast, che ripropongono in maniera del tutto immobile la formula che li ha sempre contraddistinti, piazzandosi a piedi saldi tra Hatebreed, Madball e Terror. “Love Don’t Live Here” prende in prestito il nome dal classico pezzo R&B di casa Motown, andando a riproporre in maniera sintetica ma focalizzata (11 tracce per 27 minuti) il proprio marchio di fabbrica. Sotto i riflettori, in rilievo anche nel mix, troviamo le vocals di Rob Watson che, andando a parare su temi intensi ed emotivi, vanno a colpire in volto l’ascoltatore: “Pain”, “Rewind” e “Keep Talkin” sono gli esempi più calzanti, dove il frontman sputa i suoi testi crudi e diretti, coi quali è sempre facile relazionarsi. In certe parti, grazie anche ai continui riferimenti all’hip hop, sembra quasi di sentire le grida acute di Kid Rock (vedete voi se possa essere un bene o un male)! Per differenziare un po’ le ritmiche la title track e “Back to the Bay” spingono sull’acceleratore, mentre “Bury Me” e “Lock Jaw” rallentano e appesantiscono il tiro con breakdown mostruosi. Completano il tutto una produzione precisa e un’attenzione all’estetica superiore alla norma: di sicuro il solo “Love Don’t Live Here” non farà salire i Lionheart di categoria, ma la costanza e la consistenza con cui la band continua a mantenersi, unita all’ottima fama in sede live, potrebbe riservare piacevoli sorprese al futuro della band.
