LIQUIDO DI MORTE – II

Pubblicato il 31/03/2016 da
voto
7.0
  • Band: LIQUIDO DI MORTE
  • Durata: 00:38:04
  • Disponibile dal: 04/03/2016
  • Etichetta: Sstars
  • Distributore:

Il fenomeno della percolazione degli umori organici, tra le principali conseguenze della decomposizione della salma, rappresenta un grosso problema nel campo delle tumulazioni. Diciamocelo, quel liquido nerastro, torbido e viscoso, fa parecchio senso ed emana un odore decisamente sgradevole; se, quindi, nella vita fate i becchini e volete riuscire a pensare con piacere a quel Liquido di Morte, finalmente c’è la band che fa per voi; e se avete un po’ di buon gusto, a prescindere dalla vostra professione, non fatevi comunque scappare questo secondo lavoro del quartetto milanese, che al di là della scarsa originalità del titolo rappresenta un’ottima conferma di quanto mostrato già un paio d’anni fa nell’album di debutto. Avvolgenti, cupi, emotivi: i quattro brani presenti in questo “II” segnano con maestria la strada di quel famigerato “post”, qualcosa all’incrocio tra sludge, psichedelia e black strumentale così tanto in voga, ma che raramente sa convincere davvero. L’iniziale “The Corpse Of Dr. Funkenstein”, retta da un riff circolare, liquido (guarda caso) e da un basso ossessivo ci catapulta perfettamente nel loro affresco musicale ed emotivo, non privo di azzeccate scariche elettriche, che raggiunge probabilmente l’apice nella successiva “The Saddest Of Songs I’ll Sing For You”, in cui un lungo drone fa da spina dorsale, su cui le chitarre e il sintetizzatore incidono piano piano piccoli movimenti che fanno volgere il pensiero, probabilmente, più ai Godspeed You! Black Emperor che a band più violente, ma su queste pagine non ci formalizziamo certo sui generi, quanto sull’esito: e state sicuri che questo brano toccherà efficacemente le vostre corde più profonde. Non si scende di qualità con “Rodents On The Uphill”, primo e unico uptempo dell’album, ove la sensazione che i roditori del titolo corrano sulla nostra schiena è ben resa da una chitarra che parla la lingua del prog meno macchinoso, in un crescendo ben costruito, accompagnandoci al brano finale. “Schwarz Pit” è il pozzo nero entro cui, inevitabilmente, si affonda dopo questi quaranta, intensi minuti, avvolti dalle spire quasi orientali delle sei corde e dal riff continuo della batteria. Solo un breve rallentamento centrale, dove il synth si fa lancinante, e via di nuovo verso un finale quasi psichedelico. A completare il quadro musicale, a volte nella forma di una semplice comparsata, oppure rilevante come nella seconda traccia, una voce effettata, o filtrata da un microfono telefonico (rigorosamente analogico!), che ben si sposa con le sensazioni creepy dominanti. Quattro lunghi brani, da masticare come un sudario: trasformatevi in mitologici Nachzehrer e godetevi questo intenso viaggio.

TRACKLIST

  1. The Corpse Of Dr. Funkenstein
  2. The Saddest Of Songs I'll Sing For You
  3. Rodents On The Uphill
  4. Schwartz Pit
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