LIQUIDO DI MORTE – Liquido Di Morte

Pubblicato il 25/09/2014 da
voto
7.0
  • Band: LIQUIDO DI MORTE
  • Durata: 00:37:40
  • Disponibile dal: 17/06/2014
  • Etichetta: Sstars
  • Distributore:

Chi si ricorda i Grey Daturas? La travolgente band “brutal-kraut” australiana? Se avete mai sentito questo nome e avete apprezzato i lavori visionari e stratificatissimi di quella grandissima band neo-psych passata anche su Crucial Blast e Neurot, allora apprezzerete senza dubbio anche la proposta degli italianissimi Liquido di Morte, band dedita ad un post-kraut rock tenebroso e abissale striato spesso e volentieri da tagli longitudinali di doom metal ostile e funereo, post-metal alla Neurosis, no-wave cataclismica alla Swans e un malsano tocco di lugubri pestilenze sludge. In generale la band usa il kraut rock di band come Faust e Can per farne un affare tremendamente intrippante ed alienante, portandolo alle sue estreme conseguenze nei suoi tratti più mentali e psicologici. I suoni sono dilatatissimi e ipnotici, le ritmiche sono cadenzate come il battito di un cuore turbato e perennemente pervaso dall’ansia ed a tratti l’impianto compositivo eretto dalla band risulta talmente perso in una sorta di stallo mentale, di coma psichedelico profondissimo, tanto da ricordare le vicissitudini neo-psichedeliche degli ultimi Earth (a partire da “Hex” in poi). La musica dei Liquido Morte ha un taglio cerebrale e psicologico infatti quasi impossibile da evitare e con il quale si è costretti a fare i conti in maniera coercitiva. Non sembra esserci distorsione o “pesantezza” nei loro riff, ma la loro musica è dominata da una psichedelia arrogante e prepotente, forzata, brutale quasi, in cui vige con il pugno di ferro un impulso a voler scardinare la difese di chi ascolta a suon di ciclicità e ipnotismo spietato, dittatoriale, un ascolto che in ultima istanza dirotta le sinapsi di chi ascolta in una sorta di angoscia circolare. Ed è qui che si fa viva la brutta e deforme faccia degli Swans e del loro martellamento sonoro morboso che mira a sfinire l’ascoltatore a suon di singole note ripetute ossessivamente con intensità inimmaginabili per minuti interminabili. Lo sporadico breakdown usato dalla band per creare “collasso” musicale assicura infine ai brani una scorrevolezza indispensabile senza la quale il tutto risulterebbe puro astrattismo e donando loro un senso compiuto in maniera tale che l’ascoltatore sia in grado sempre e comunque di respirare, di scorgere una forma-canzone accettabile e godere in maniera ottimale del flusso allucinatorio spietato dei Nostri. Escono di rado lavori come questo dall’Italia, ed è per questo che lo consideriamo un momento piuttosto elevato del panorama undeground e sperimentale nostrano. Non siamo assolutamente di fonte ad un qualcosa di inaudito, ma il tentativo dei Nostri di re-interpretare la visione distorta e autolesionista di una scuola semi-perduta e sempre a rischio di estinzione è davvero pregevole.

TRACKLIST

  1. Ozric Pentacles
  2. In Death Of Space / Of Death In Space
  3. 144
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