7.5
- Band: LIVING GATE
- Durata: 00:40:43
- Disponibile dal: 25/10/2024
- Etichetta:
- Relapse Records
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Da un gruppo che vede tra le proprie fila gente di Yob (il bassista Aaron Rieseberg), Oathbreaker (Wim Sreppoc e Levy Seynaeve, rispettivamente batteria e chitarra) e Amenra (Lennart Bossu all’altra chitarra), tutto ci si potrebbe aspettare tranne che un disco come “Suffer As One”.
Scordatevi infatti qualsiasi minima influenza post-metal o doom, la musica dei Living Gate annega nel fango di un death metal di stampo americano, a metà tra la brutalità dei Suffocation, un pizzico di Morbid Angel del periodo con Tucker e i Gorguts meno allucinati. Se da un lato viene da chiedersi se abbiamo davvero bisogno dell’ennesima band che ripesca quel tipo di suono, dall’altro c’è da dire che “Suffer As One” è talmente ben fatto che ogni tipo di scetticismo lascia il tempo che trova.
A partire dalla produzione, sufficientemente organica e pulita senza mai perder di vista quell’attitudine torbida che rende il tutto meno laccato, fino ai brani stessi, i Living Gate tirano fuori un tributo sincero verso dischi come “The Erosion Of Sanity”, “Pierced From Within” o “Formulas Fatal To The Flesh” provando a metterci, seppur in minima parte, qualcosa di proprio.
Se “A Unified Soul” e “Internal Decomposition” suonano Suffocation fino al midollo, così come “Destroy And Consume” tributa in maniera totale la monoliticità dei Morbid Angel (ed un pizzico degli Opeth più estremi nel riffing), frequenti sono i richiami all’estro di Luc Lemay; la traccia di apertura “To Cut Off The Head Of The Snake”, “Overcome, Overthorw” o “Ones And Zeroes” si addentrano ad esempio in costruzioni chitarristiche meno ortodosse e dissonanti. Certo, siamo lontani anni luce dal genio di dischi come “Obscura” ma il risultato è comunque ottimo e meritevole di un plauso.
Anche quando alcuni pezzi possono suonare un pelo troppo scolastici – la maggior parte della la title-track o “Haunting Maggots” sembrano uscire direttamente da un disco come “Souls To Deny” – il gruppo si lascia andare sporadicamente a passaggi meno ortodossi ed atmosferici (termine da prendere comunque con le pinze) che scongiurano il mero copia e incolla, come nella contorta e progressiva “Atoms And Particles”.
Undici brani per quaranta minuti di musica che non inventa nulla ma che farà stampare un bel sorriso sulla faccia di chiunque sia cresciuto con i colossi di un genere, il death metal, che per quanto inflazionato è ancora capace di entusiasmare.
Ogni tanto, anche al cospetto di uscite al limite del derivativo un bel “chissenefrega” riguardo a quest’ultima caratteristica è d’obbligo.
