LLNN – Unmaker

Pubblicato il 28/09/2021 da
voto
8.0
  • Band: LLNN
  • Durata: 00:40:00
  • Disponibile dal: 24/09/2021
  • Etichetta:
  • Pelagic Records
  • Distributore: Audioglobe

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“Unmaker”è il terzo album dei LLNN, formazione danese restata per ora nel sottobosco post-metal e dunque pane per i musicofili. Ed è un pane degno delle migliori dentate, capace di appagare gusto ed appetito.
Fin dal primo colpo schiacciante di “Imperial”, il peso di ciò che seguirà è totalmente chiaro e il verbo Neurosis si declina in un affare di sicuro peso specifico. Il disco suona omogeneo, integro, tanto in grado di essere apprezzato al primo ascolto quanto di essere scandagliato nelle sue profondità e nelle sue diramazioni. Oltre ad una portata di riff sludge di prim’ordine, sono anche i panorami di soundscape che sembrano l’arma vincente ed amplificano quel post-hardcore che band come i Converge hanno portato all’oscurità e alla efficacia più emblematica. La terza traccia “Obsidian” ricorda addirittura le sortite del videogame “Quake”, musicato da Trent Reznor, per poi ridefinirsi nello sludge più ferreo e prepotente. Non a caso, forse, il batterista Rasmus G. Sejersen afferma sul sito web di Pelagic Records: “Come grandi fan delle colonne sonore classiche di fantascienza e dei videogiochi, siamo affascinati da come il sound design cinematografico può evocare determinate emozioni e lasciare che la nostra immaginazione si dispiega in una narrazione astratta“. La pesantezza abrasiva è il marchio indelebile che si staglia come trait d’union di tutto questo lavoro, ma un altro elemento vitale nel sound della band è il lavoro di synth di Ketil G. Sejersen: spesso i sintetizzatori ampliano infatti la portata del materiale, evocando vasti paesaggi esistenzialisti e post-apocalittici. La fusione di suoni industriali, registrazioni sul campo e chitarre rimane brutalmente pesante e miscelata alla perfezione; questo non fa che aumentare la desolazione, la solitudine esistenziale e tutte quelle altre tonalità tanto care all’immaginario di genere, come nella sorta di interludio che è “Vakuum”: un drone lontano, e poi lentamente un rumore industriale che esplode in un breve canto di sirena, prima delle legnate di “Scion”. È questa attenzione ai dettagli e l’impegno a rendere ogni elemento il più potente possibile che ha portato i LLNN a produrre un album così riuscito, eppur perfettamente inquadrato in un canone, che talvolta si suole semplicemente definire post-metal. L’inizio di “Interloper” è una tregua temporanea poiché il suo incedere successivo forgia un panorama industriale di acciaio e lamiere davvero mortale. “Division” è probabilmente la traccia più pesante e più densamente orchestrata dell’album, senza che il mix ne risenta per niente: tutto risulta infatti perfettamente bilanciato, ancora una volta. “Tethers” dà alla voce di Christian Bonnesen la possibilità di brillare davvero, pur senza fare nulla di diverso da quello che viene richiesto ad un apparato vocale di questo genere: le sue urla di dolore sono così autentiche che questo non ha importanza. “Resurrection”, infine, chiude l’album nell’unico modo umano possibile: ci reintroduce dolcemente nel mondo reale con un paesaggio sonoro etereo e una voce robotica per metà umana, una coda annichilente e meditabonda.
“Unmaker” a volte è opprimente ed esigente, ma è anche intelligente, artistico e vario e probabilmente continuerà a prenderti a calci, solo per ricordarti che sei ancora vivo. E poi cullarti in un sonno industriale.

TRACKLIST

  1. Imperial
  2. Desecrator
  3. Obsidian
  4. Vakuum
  5. Scion
  6. Interloper
  7. Division
  8. Forger
  9. Tethers
  10. Resurrection
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