7.0
- Band: LÖMSK
- Durata: 00:48:00
- Disponibile dal: 06/03/2026
- Etichetta:
- Vendetta Records
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Che “Act II – Of Iron and Blood” non nasca nel vuoto lo si intuisce immediatamente: il debut album dei Lömsk sembra piuttosto il prodotto di una scena che, oggi più che mai, vive di riferimenti condivisi, estetiche riconoscibili e di un equilibrio sottile tra atmosfera, efficacia e immagine. Dopo il mini “Act I” del 2024, la band svedese compie il passo decisivo verso il primo full-length con un lavoro che cerca apertamente di inserirsi in uno dei filoni black metal più fortunati e battuti degli ultimi anni.
Il quartetto, che vede dietro le pelli The Captain – al secolo Daniel Bugni, già batterista degli Arise, formazione death-thrash emersa nei primissimi anni Duemila nel periodo in cui mezza Scandinavia inseguiva le orme di Soilwork e Darkane – mostra una notevole consapevolezza dei codici stilistici che intende maneggiare. “Act II – Of Iron and Blood” propone infatti un black metal dal mood cupo ma al tempo stesso agile e melodico, con riffing scorrevole e dinamiche ben calibrate, che rimandano piuttosto chiaramente agli ultimi Mgła. Sul fronte dell’immaginario, invece, i Lömsk abbracciano un concept bellico austero e marziale, fatto di maschere antigas, fotografie severe e un’estetica che sembra guardare con interesse al caso Kanonenfieber.
È proprio questa combinazione tra suono e immagine a far emergere una certa vena ruffiana: tutto sembra studiato per destare attenzione in un momento storico in cui questi riferimenti sono ai vertici delle preferenze di molti ascoltatori. Detto ciò, ridurre il disco a una semplice operazione di opportunismo sarebbe tutto sommato ingeneroso. Al di là dell’apparato visivo e delle influenze facilmente individuabili, i Lömsk si rivelano una band preparata, tecnicamente solida e perfettamente a proprio agio nel reinterpretare stilemi ben precisi senza apparire affaticata o fuori fuoco. Nel suo insieme, infatti, “Act II – Of Iron and Blood” funziona e stimola l’immaginazione, pur restando saldamente ancorato a modelli ingombranti. I momenti migliori emergono quando le ritmiche si fanno più incalzanti e il songwriting punta su strutture arrembanti e dirette: brani come “Fields of Elysium” e “Chimaera” beneficiano di un buon equilibrio tra aggressività e melodia, mostrando una band ispirata e capace di mantenere alta la tensione. Quando invece i Lömsk rallentano, cercando maggiore drammaticità e pathos, qualcosa sembra perdersi per strada. Le soluzioni adottate tendono a ripetersi e l’impatto emotivo risulta meno incisivo, come se la scrittura faticasse a rinnovarsi su registri più dilatati. La lunga “Furia” rappresenta comunque un efficace compendio della proposta del gruppo: ambiziosa, ben suonata, evocativa, anche se inevitabilmente legata ai suoi riferimenti.
Confezionamento e interpretazione si attestano su buoni livelli e l’album restituisce costantemente l’idea di una band composta da musicisti tutt’altro che sprovveduti. Allo stesso tempo, è difficile individuare un piglio realmente personale che permetta ai Lömsk di superare una soglia di talento solido ma ancora non distintivo. Chi apprezza la scena black metal contemporanea e le sue declinazioni più moderne troverà comunque in ”Act II – Of Iron and Blood” più di uno spunto degno di attenzione.
