LONE WANDERER – Exequiae

Pubblicato il 03/02/2026 da
voto
8.0
  • Band: LONE WANDERER
  • Durata: 01:12:24
  • Disponibile dal: 30/01/2025
  • Etichetta:
  • High Roller Records

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Scrivere nel 2026 un compendio di funeral doom – genere di per sé quadrato e comunque poco incline al cambiamento – che suoni al tempo stesso fresco e coerente non è impresa semplicissima, eppure i tedeschi Lone Wanderer, alla proverbiale soglia del terzo lavoro, ci sono riusciti.
“Exequiae”, infatti, racchiude sin dal titolo (lugubre, semplice ed efficace) e dalla bellissima, evocativa copertina tutto quello che i fan del genere possono apprezzare: atmosfere solenni e raccolte (di ascendenza Skepticism, se vogliamo), tempi rallentatissimi e pachidermici, esistenzialismo nostalgico, tremebonda epicità, titoli allegri come un “Requiem” suonato in un cimitero.

Ciascun aspetto di questo lavoro non solo è coerente con il genere suonato, ma ne mette in luce i punti emozionali senza rinunciare alla doverosa pesantezza: cinque canzoni, per un’ora e un quarto di musica, è il minutaggio giusto per lasciar decantare a dovere le strutture maestose di queste, in cui ogni passaggio si prende il tempo giusto per respirare con afflato dolente (tanto caro a Mournful Congregation e Saturnus, tanto per dare dei nomi di riferimento), senza però indulgere in lungaggini fini a se stesse.
Sin dall’iniziale “To Rest Eternally” è chiaro come questo disco sia un piccolo gioiellino, a patto di avere un po’ d’allenamento nell’ascolto di brani spesso soffocanti e decisamente allergici a velocità di sorta: ventiquattro (!) minuti da pelle d’oca, tra refrain di chitarra lancinanti e i gorgoglii abissali di Bruno Schotten, con giusto qualche momento più pacato, ma sempre deliziosamente ombroso, per far respirare i polmoni in debito d’ossigeno.
Il resto dell’album è sulla stessa lunghezza d’onda, per bellezza e monolicità: oltre a quanto detto su voci e chitarre (a cura della coppia Schotten/Weber), anche il comparto ritmico di Simon Brooker e Jakob Zeblin è da manuale, con il lavoro della batteria sì lentissimo e carico di echi (in grado di ricordarci, qui come altrove, gli Ahab di “The Call of The Wretched Sea”), ma sempre a fuoco e pronto, alla bisogna, ad intensificare la cadenza quanto basta per dare la giusta variazione al brano, come succede in “Epistemology Of The Passed”; anche gli inserti di pianoforte o violino, anch’essi un ‘must have’ nell’epistemologia del genere, non appaiono mai ‘solamente’ dei ‘must have’, ma si amalgamano felicemente (si fa per dire, viste le tematiche) al resto della musica. Punte di luce brillano poi nello spoken word baritonale della già citata “To Rest Eternally” e di “Life’s Lost Vanity”, impreziosito da un altro lavoro di chitarre epico e struggente, e nell’attenzione alle melodie (si ascolti in proposito, “Existence Nullified”), calibrata e accorta.

Il terzo disco è da sempre cruciale per un gruppo: ebbene, non possiamo che applaudire come i Lone Wanderer abbiano lavorato di cesello, riuscendo a fare un ulteriore salto di qualità rispetto al precedente, pure molto bello, “The Faustian Winter”, maturando nella scrittura e nella capacità evocativa di questa nel dipingere scenari di nebbia e mestizia con tonalità magnificamente ipogee e talvolta commoventi.
Insomma, se siete tra quelli che gioiscono davanti alla promessa di tanta pesantezza (nel senso migliore del termine, quando applicato al doom metal) come chi scrive, correte ad ascoltare “Exequiae”: siamo sicuri che farà anche la vostra gioia – o mestizia, che dir si voglia.

TRACKLIST

  1. To Rest Eternally
  2. Existence Nullified
  3. Life's Lost Vanity
  4. Anhedonia
  5. Epistemology of the Passed
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