LONELY ROBOT – The Big Dream

Pubblicato il 07/05/2017 da
voto
6.5
  • Band: LONELY ROBOT
  • Durata: 54:10
  • Disponibile dal: 28/04/2017
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: Sony

Seconda fatica, a breve distanza dalla precedente, da parte di John Mitchell, che prosegue il suo progetto solita Lonely Robot con un’altro lavoro, speculare a “Please Come Home”. E’ infatti un prologo che introduce il nuovo racconto: un astronauta si sveglia dal sonno criogenico e si ritrova in un luogo surreale dove ci sono uomini con la testa di animali, sulla falsariga, dice il compositore, di una tendenza shakespeariana di “Sogno di una notte di mezza estate”. Non cambia poi molto, a parte la storiella narrata, dal primo album. Musicalmente parlando siamo di nuovo di fronte ad un album prog-rock all’inglese come era stato il precedente, e questo nuovo lavoro non sembra comunicare niente di nuovo rispetto ai canoni. I brani funzionanti ci sono sempre, sintomo che la professionalità e la qualità dell’artista non sono certo da mettere in discussione, ma si assestano su coordinate che si è soliti aver già sentito e risentito (seppur con all’interno qualche eccezione, la quasi totalità di “Sigma”, “Everglow”, “The Divine Art Of Being”).  Laddove, invece, sembra essere riportati a tonalità più tenui e variopinte, come “In Floral Green”, “Hello World Goodbye” e “False Lights” (forse le migliori dell’album), sembra di avere qualcosa di ancora lievemente delizioso tra le mani, ma ancora troppo poco per poter affermare la totale riuscita del lavoro del musicista inglese, di cui abbiamo imparato a conoscere bene le mosse più interessanti (coi Frost*, soprattutto). La band ha dalla sua Craig Blundell, ancora dietro le pelli, Steve Vandis al basso e Liam Holmes alle tastiere. Il contributo è ottimo, di gusto e mai di eccesso, come era stato per il precedente album, ma neanche così variopinto o eclettico per poter contribuire alle tonalità surreali che avrebbero potuto far emergere il lavoro verso il suo concept e allontanarlo dal sentore di già sentito. Probabilmente sembra anche vero che il songwriting e l’effetto finale di “The Big Dream”, soprattutto nella sezione chitarristica, siano superiori al primo “Please Come Home”, ma quello che guadagnano in questo senso lo perdono in originalità, anche a confronto con lo stesso predecessore, e non solo col panorama generale di genere e di etichetta.  Album come questi, che solo qualche anno fa avrebbero potuto essere considerati in maniera molto più alta, risultano, con l’abbondanza della produzione di oggi, purtroppo, lavori che perdono per concorrenza molto del loro valore. “The Big Dream” resta comunque un lavoro abbondantemente consigliato, insieme al precedente e in attesa del già annunciato terzo lavoro, agli amanti delle sonorità prog-rock che ruotano attorno ai nomi contingenti a Mitchell e al roster Inside Out.

TRACKLIST

  1. Prologue (Deep Sleep)
  2. Awakenings
  3. Sigma
  4. In Floral Green
  5. Everglow
  6. False Lights
  7. Symbolic
  8. The Divine Art Of Being
  9. The Big Dream
  10. Hello World Goodbye
  11. Epilogue (Sea Beams)
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.