LUCIFER – Lucifer I

Pubblicato il 11/06/2015 da
voto
7.0
  • Band: LUCIFER
  • Durata: 00:43:50
  • Disponibile dal: 25/05/2015
  • Etichetta: Rise Above Records
  • Distributore: Audioglobe

C’erano una volta le The Oath. Una volta… l’altro ieri! Un’esperienza fugace, caratterizzata dalla presenza di due bionde dal tipico appeal nordico a chitarra e voce, culminata nel giro di due anni di attività nell’esordio omonimo, seguito a breve dallo scioglimento. Alla sei corde era presente Linnéa Olsson, nota anche per la militanza nei Beastmilk, e alla voce Johanna Sadonis: un sodalizio portato a mandare in tachicardia il pubblico maschile per scontati motivi, dissoltosi in un amen, ma che ha trovato immediata prosecuzione ideologica nei Lucifer, dove la Sadonis si presenta nella veste di affascinante frontwoman. Sono della partita un paio di musicisti con un minimo di curriculum: il chitarrista The Wizards, con trascorsi nei Cathedral e ora militante nei Death Penalty, e il batterista Andy Prestridge, attuale drummer degli Angel Witch. Ora, la presenza di una cantante giovane, esile e di bell’aspetto, con l’aria vagamente misteriosa, in line-up può portare – anche giustamente – a un minimo di diffidenza verso i Lucifer. Qualcuno potrebbe pensare che se pure Lee Dorian, titolare della Rise Above per la quale esce questo “Lucifer I”, si è fatto traviare dal trend dell’occult rock, allora siamo rovinati. Ebbene, potete tirare un sospiro di sollievo: pur non raggiungendo i fasti dei The Devil’s Blood, di JexThoth, dell’esordio di Jess And The Ancient Ones, questo disco sguscia via con apprezzabile intelligenza da cliché smaccati e citazionismo di bassa lega. Esso sfodera, in ultima analisi, un lotto di canzoni davvero riuscite, limitate nell’impatto complessivo solo dal retaggio prog rock settantiano, uso a intromettersi per diluire la forza del doom di ascendenza Black Sabbath, non sempre a proposito. Il biglietto da visita è di quelli che fanno passare un sorriso sulle labbra e catalizzano le attenzioni: “Abracadabra” è illusione, magia, sottile concupiscenza, con un giro di basso proditorio abbinato a un riff semplice e sinistro. Un ritmato hard tenebroso, arrangiato con tocco minimale e garbato, una di quelle canzoni che entrano immediatamente in circolo, posseggono un refrain magnetico ed essenziale, nel quale perdersi e sognare. La Sadonis gioca un po’ alla poetessa maledetta, un po’ alla sacerdotessa, non incaponendosi su linee enfatiche, disponendosi piuttosto ad affrontare melodie vocali distese, amplificando l’ondata emotiva degli strumenti senza scavalcarli. Lo spettro dei Coven si agita per la tracklist, mentre pizzicate cristalline dissimulano la distorsione delle ritmiche chitarristiche, e un leggero sentore folk compare nella seconda traccia “Purple Pyramid”. “Izrael” alterna partiture trascinanti e metalliche con aperture quasi bucoliche, che permettono alla voce della cantante di brillare per estensione e tenuta sulle note lunghe, quelle che vanno a circondare di una “coperta” di mesmerismo sia gli accadimenti musicali più grevi, sia quelli strizzanti l’occhio al rock di primi anni ’70. Arrivando nella parte mediana della tracklist, riscontriamo come ad un livello delle composizioni affatto scadente non corrisponda, purtroppo, una varietà di soluzioni che ne giustifichi la durata media. Chitarre e voce sono lasciate un po’ sole nel vivacizzare il discorso, con la conseguenza che i singoli capitoli di “Lucifer I” si appiattiscono su un medesimo canovaccio fra (misurata) dannazione ed elegia. In generale la band ci pare funzionare al massimo delle potenzialità quando si avvicina al metal e ingrossa il peso specifico delle sei corde, oltre a rimpolpare di grinta la sezione ritmica. Il crescendo di “White Mountain” e alcuni cambi di velocità nel finale dello stesso pezzo sono a testimoniare le doti del combo nel formulare pensieri e gesta hard rock di spessore e con alcune inclinazioni – da coltivare – verso la NWOBHM. Incursioni nell’heavy metal vero e proprio che si acuiscono in “Morning Star” e “Total Eclipse”, con quest’ultima ad elaborare una serie di chiaroscuri fra rallentamenti doom al limite del fermo-immagine, danze folk guidate dal tamburello, ipnotismi dettati da voce e soavi arpeggi. Si chiude in bellezza con quello che, per chi scrive, è il piatto forte di “Lucifer I”, “A Grave For Each One Of Us” (gran titolo): in questo caso il riff principale e la conseguente melodia vocale hanno la presa del singolo, gli arpeggi assumono sembianze di mani protese a condurre verso percezioni sensoriali ovattate, in un marasma dolciastro dove chitarre torrenziali e break folk/psych si uniscono e si lasciano, facendo galleggiare in una dimensione “altra” piuttosto suggestiva. I Lucifer hanno le carte in regola per dare discrete gioie ai cultori dell’hard rock sabbatiano, con un piccolo sforzo di arricchimento e ispessimento del proprio sound potranno ambire a traguardi ancora più ambiziosi di quelli fin’ora raggiunti.

TRACKLIST

  1. Abracadbra
  2. Purple Pyramid
  3. Izrael
  4. Sabbath
  5. White Mountain
  6. Morning Star
  7. Total Eclipse
  8. A Grave for Each One of Us
5 commenti
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