5.0
- Band: LUCIFER'S CHALICE
- Durata: 00:36:22
- Disponibile dal: 29/09/2017
- Etichetta:
- Shadow Kingdom Records
- Distributore: Audioglobe
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Un patto di sangue col Diavolo? Magari un’altra volta. Non bastano un nome (Lucifero) e un oggetto caro a Satana (il calice) per poter stringere un legame eterno con il re degli inferi. Ci vuole una formula ben composta e soprattutto evocata con i dovuti crismi per fare in modo che Belzebù in persona si alzi dal trono e vi apra l’atteso portone. Un kit demoniaco che i qui presenti Lucifer’s Chalice devono assolutamente rivedere: se da un lato la proposta musico-strumentale, basata su una nostalgica riproposta dei primi vagiti della NWOBHM, con fortissimi richiami ai vari Maiden, Judas, Mercyful Fate in chiave heavy e in terra doom ai sontuosi Witchfinder General (pur con diversi cali di ritmo e di tensione) ottiene una risicata sufficienza, è la sezione vocale, abbinata ad un songwriting deboluccio, a far appiattire in toto il rito satanico celebrato lungo i quaranta minuti di “The Pact”. Solo quattro brani, abbastanza simili l’un l’altro, in cui riff di facilissima memorizzazione cercano di supportare un Charlie Wesley (singer e chitarrista) che, con molta probabilità, più che un bicchiere di sangue, prima di incidere questo debut album, si è scolato uno o più calici di vino rosso. Non per nulla, a conti fatti, le parti più interessanti dell’intero full-length sono quelle riservate agli intermezzi strumentali che, come già scritto, non sono altro che un modesto revival degli stacchi impartiti da Harris & Co. a suo tempo. Passi l’idea di rivangare il passato, cercando di produrre una sorta di ‘grezzume’ generale ma con “The Pact” siamo di fronte al classico esempio di ‘poche idee ma confuse’. E se anche gli assoli presenti in “Full Moon Rising” s’inceppano a metà esecuzione qualcosa non va proprio. Tanto che, alla fine, di veramente infernale e satanico all’interno di questo debutto del four-piece inglese made in Dhuram ci sono solamente i tre samples, piazzati all’inizio dei pezzi che seguono l’opener “Hung At The Crossroads”, che riprendono altrettanti horror dell’epoca quali “City Of The Dead”, “Nosferatu” e “Twins Of Evil”. Di abbastanza spaventoso invece, rimane la prestazione di un gruppo che deve rimboccarsi le maniche e compiere un vero miracolo, trasformando il vino in sangue. Allora, forse, Satana tornerà a farsi vivo.
