LUCYNINE – Amor Venenat

Pubblicato il 30/07/2020 da
voto
7.5
  • Band: LUCYNINE
  • Durata: 01:07:05
  • Disponibile dal: 31/07/2020
  • Etichetta: Inverse Records
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Lucynine nasce nel 2013 come progetto solista di Sergio Bertani, produttore, cantante e polistrumentista torinese. La band pubblica un EP nello stesso anno, che stupisce per l’ecletticità del materiale proposto, un misto di generi apparentemente inconciliabili come death metal, psichedelia e trip hop, cui però non ci sarà un seguito fino ad oggi. Dopo ben sette anni i Lucynine tornano, e lo fanno con un’opera ancor più spiazzante e coraggiosa: “Amor Venenat” è un concept sull’amore e sulla vita sentimentale in genere, analizzata nei suoi lati più profondi ed oscuri, tra rabbia, sofferenza e rari momenti di luce; si tratta dell’urlo di dolore dell’artista piemontese, che ha registrato e prodotto il disco nell’arco di un anno e mezzo, curando in prima persona qualsiasi aspetto musicale e grafico e creando così un qualcosa di realmente molto intimo e personale. Se l’album, per queste ragioni, può essere definito ostico dal punto di vista concettuale, da quello prettamente musicale lo è ancora di più: tredici tracce per un’ora abbondante di durata, che sono un condensato di generi e suoni, con cambi repentini spesso anche all’interno dello stesso pezzo. In genere il mood è oscuro, fin dalla violenta “Family”, che apre le danze con una scarica breve ma intensa di caotico black metal, genere che ritroviamo anche in “Heartectomy ” seppur in una versione meno grezza e più avant-garde. “Vetyver 717” si contraddistingue per riff ipnotici ed un’atmosfera tra Korn e Nine Inch Nails, con molta elettronica a fare da supporto. Come già detto, la carne al fuoco è tantissima, ma viene sempre gestita bene, tanto che perfino le scelte più ardite hanno un esito positivo: ad esempio un pezzo come “White Roses” può sembrare pretenzioso e improbabile, immerso com’è in un cantautorato tra new wave e Nick Cave che esplode in una seconda parte vicina allo stoner, invece nel contesto funziona. L’unica concessione a una melodia più solare sembra essere “Charlie’s Got Blue Eyes”, con uno spirito punk scanzonato e venature surf. Azzeccata anche la cover di “Everyone I Love Is Dead” dei Type O Negative, fedele all’originale nella resa ma forte di un suono appesantito e vicino all’industrial. Giocano un ruolo importante anche gli interventi parlati di quattro personaggi vicini al mondo del cinema: Grazia Migneco, Gianna Coletti, Claudia Lawrence e Dario Penne (quest’ultimo doppiatore di attori del livello di Anthony Hopkins e Michael Caine e qui voce narrante nell’inquietante pezzo intitolato proprio “Anthony Hopkins”) con i loro spoken conferiscono all’opera un aspetto ancora più teatrale e drammatico.

TRACKLIST

  1. Family
  2. Nine Eleven
  3. Vetyver 717
  4. Charlie's Got Blue Eyes
  5. Things I'll Never Know
  6. Apostasia
  7. White Roses
  8. Anthony Hopkins
  9. Roma Blue
  10. Tutto Il Male Del Mondo
  11. Everyone I Love Is Dead
  12. Heartectomy
  13. 200335310818
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