LUNATIC SOUL – Through Shaded Woods

Pubblicato il 27/11/2020 da
voto
8.0
  • Band: LUNATIC SOUL
  • Durata: 01:16:27
  • Disponibile dal: 13/11/2020
  • Etichetta: Kscope Music
  • Distributore: Audioglobe

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Mariusz Duda, voce, basso e leader dei Riverside, ha creato il progetto Lunatic Soul nell’ormai lontano 2008; quello che, almeno all’inizio, sembrava uno sfogo in cui l’artista avrebbe dovuto convogliare gli aspetti più sperimentali della sua creatività, ha invece raggiunto una stabilità inaspettata, con pubblicazioni regolari negli anni ed un suono fino ad ora riconoscibile. Il settimo album, “Through Shaded Woods”, segna una svolta verso territori nuovi per il polacco e, possiamo dirlo fin da subito, questa sterzata porta a risultati eccellenti: se, infatti, la musica proposta fino ad ora poteva essere definita come un prog raffinato ed elegante, condito da una buona dose di improvvisazione e contornato, soprattutto nei recenti “Fractured” e “Under The Fragmented Sky”, da suoni elettronici dal sapore ambient, questa volta il Nostro si dedica ad una rivisitazione della musica folkloristica tipica dell’Europa dell’Est e della Scandinavia. L’ispirazione, per ammissione dello stesso Duda, viene da band quali Heilung e Wardruna, ma il modo di reinterpretare la materia è del tutto personale, come del resto ci si aspetterebbe da un personaggio di questo spessore: pur sviluppandosi in ambito folk, in ogni brano si ha quella cura per i dettagli che è tipica del prog, e ciò va ad esaltare una scrittura già di per sé avvincente ed emozionante. Il concept attorno al quale l’opera ruota è un viaggio in ‘boschi ombreggiati’, metafora delle paure e dei traumi che attraversiamo nel corso della nostra vita, per vincerli e raggiungere l’agognata tranquillità; proprio al fine di rendere ancora più personale questa esperienza, per la prima volta nella sua carriera, il musicista polacco ha scelto di scrivere, arrangiare e suonare tutti gli strumenti presenti nell’album. Il risultato è che se quest’ultimo, per sua stessa natura, è più spoglio dei suoi predecessori soprattutto per la mancanza dell’elettronica, allo stesso tempo è ricco di suoni che arrivano da un armamentario tipicamente folk (cetra, mandolino, pianoforte…), inseriti in strutture musicali che non sono mai semplici e banali. Un pezzo come “Oblivion”, per esempio, con le sue ipnotiche melodie, può essere visto come un ideale punto di incontro tra Dead Can Dance e Jetrho Tull; la ballata finale “The Fountain” è toccante e profonda.  La voce è come sempre evocativa, perfettamente inserita in un contesto musicale fatto di strumenti acustici, anche se talvolta vengono utilizzati degli effetti sulle linee vocali stesse (nella titletrack) e il basso viene utilizzato come se fosse una chitarra; gli arrangiamenti e la produzione sono molto curati, i testi particolarmente ispirati. Lo stesso Duda ha dichiarato: “Volevo che fosse l’album più intenso, dinamico e danzabile della mia carriera“; l’ultimo aggettivo potrebbe far inorridire il metallaro più puro, ma in effetti di questo si tratta: danze sciamaniche, primordiali, che vanno a riscoprire antichi rituali esplodendo in una sorta di trance (“Summoning Dance”). L’edizione con due CD contiene tre bonus track che, seppur di ottima fattura, sono abbastanza differenti a livello di mood, soprattutto la lunghissima “Transition II” la quale, tra citazioni al passato della band ed escursioni in territori cari a Mike Oldfield e ai Pink Floyd, sembra una sorta di autocelebrazione.

TRACKLIST

  1. Navvie
  2. The Passage
  3. Through Shaded Woods
  4. Oblivion
  5. Summoning Dance
  6. The Fountain
  7. Vyraj
  8. Hylophobia
  9. Transition II
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