6.5
- Band: LUST OF DECAY
- Durata: 00:33:23
- Disponibile dal: 12/12/2025
- Etichetta:
- Comatose Music
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Introdotto da un titolo che sa di manifesto programmatico e dall’artwork delicatissimo di Daemorph (Avulsed, Stabbing, The Black Dahlia Murder), “Entombed in Sewage” segna il ritorno sulle scene dei Lust of Decay dopo un silenzio discografico durato quasi un ventennio.
Un lasso di tempo enorme, durante il quale il chitarrista Steve Green ha saputo comunque lasciare un’impronta nella scena death metal grazie all’operato della sua Comatose Music (punto di riferimento inamovibile per le branche più laide e depravate del genere), e che restituisce il gruppo del North Carolina in una condizione tanto vogliosa di riprendere quel processo di macellazione dei corpi interrottosi dopo l’uscita di “Purity Through Dismemberment” (2006), quanto segnata dal periodo di assenza.
Da un punto di vista stilistico, va detto che poco o nulla è cambiato rispetto al passato: fedele all’intransigenza di certo underground americano, il quartetto mette insieme una mezz’oretta di musica subito riconducibile alla scuola di carnefici come Gorgasm, Lividity e Regurgitation, la stessa sposata all’epoca dei suoi ‘exploit’ di inizio anni Duemila; un suono che non si sofferma granché sulle cadenze grasse e gutturali rese celebri dal filone slam, e che viaggiando a velocità sostenutissime – quasi a replicare il ritmo dei colpi inferti da un maniaco – finisce per inglobare spunti grind e thrash lungo un percorso lordato indelebilmente di sangue, con le perizie strumentali dei Nostri a non sovrastare mai la scrittura e il suo impatto annichilente.
A ridimensionare la portata della tracklist, chiarendo come questo non sia un nuovo “Harbinger of Woe” (mostruoso comeback dei Brodequin rilasciato nel marzo 2024 dalla Season of Mist), ci pensano però una serie di fattori legati alla forma e all’interpretazione: da un lato, infatti, abbiamo una produzione slegata e ‘meccanica’, nella quale il lavoro di chitarra viene affossato da quello (freddissimo) della batteria e della voce, non consentendo ai riff di emergere a dovere; dall’altro, una prova al microfono che sottolinea a più riprese l’avanzare dell’età del frontman Jay Barnes, il cui rantolo piatto e fiacco smorza quella ferocia strabordante che, da che mondo è mondo, si è soliti associare alle dinamiche del brutal death metal a stelle e strisce.
Il risultato è quindi un disco sì volenteroso e piuttosto solido a livello di songwriting (sebbene la metodicità assassina di “Purity…” non venga qui replicata), ma claudicante in alcuni suoi punti chiave; un riaffacciarsi sulle scene non privo di momenti riusciti (“Parasitic Exsanguination”, “Hallucinations of the Decrepit”, la title-track), ma lontano dalla cura formale e dall’autorevolezza espressiva di altri veterani, basti appunto pensare a Brodequin o Unmerciful.
Molto, ai fini della recezione e del giudizio complessivo, viene insomma rimandato alle aspettative di ciascuno: se il desiderio più grande è quello di riabbracciare un vecchio amico dato ormai per scomparso, allora “Entombed…” può sicuramente regalare dei bei momenti, scorrendo alla maniera di certi horror un po’ raccapezzati ma ruspanti; se invece ci si auspica di entrare in contatto con la ‘crema’ del brutal death metal contemporaneo, allora forse è meglio guardare altrove, spulciando nel roster della New Standard Elite o in quello della stessa Comatose Music.
