LUSTMORD & KARIN PARK – Alter

Pubblicato il 30/06/2021 da
voto
7.0
  • Band: KARIN PARK, LUSTMORD
  • Durata: 01:06:06
  • Disponibile dal: 25/06/2021
  • Etichetta:
  • Pelagic Records
  • Distributore: Audioglobe

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Tanto tuonò che piovve. Non così a sufficienza come ci si sarebbe immaginato. In un mondo dove gli artisti si scrutano da lontano, si osservano, si indagano, a un certo punto si piacciono così tanto da voler collaborare in progetti inediti, un disco con in calce la sigla Lustmord & Karin Park un poco di fibrillazione la mette. Lustmord è uno dei più affermati compositori di colonne sonore in circolazione, infiniti i suoi contributi per gli accompagnamenti sonori di film, videogiochi, serie televisive; ampia anche la sua discografia solista, per un nome simbolo di un certo modo di intendere sonorità plumbee, dilatate, desolanti. Un maestro del minimalismo e dell’induzione all’immaginazione, con gli spazi ampi e astratti dove pare immergerci la sua musica. Karin Park è artista trasversale, un animo pop che si inonda di incubi, la possibilità di cantare iper-zuccherosa e mondana, come di trasmigrare in un onirico fitto di sinistri sentori. Tra la carriera solista e gli Årabrot, si è inoltrata sempre più convinta nella sperimentazione, nei ritualismi, in un connubio tra sacro e profano, sofisticazione massima e attenzione ai dettagli minimi, che ne fa oggi una musicista multiforme e dalla quale ci si può aspettare di tutto.
“Alter” si inserisce nelle carriere di questi due personaggi accostandoli, più che emulsionandoli in qualcosa di nuovo. Per farla breve: prendete la musica di Lustmord, adagiateci sopra le vocals di Karin Park, e il disco è fatto. I due mondi sono allora tangenti, più che effettivamente dialoganti, verso uno scambio di favori, un sospingersi a vicenda in direzioni almeno pazialmente inedite e inaspettate. Le composizioni hanno un taglio astratto, soundtrack/dark ambient minimali, protratte in una lentezza sfibrante, gelide nell’inoculare oscurità, quasi sempre flebili e narcolettiche. Ne nasce un album che, al di fuori dei cultori di lungo corso di Lustmord, è arduo da approcciare. Non regala niente. Non concede nulla di nulla all’orecchiabilità. Qui possiamo fare una prima divisione tra i già adepti all’artista di origine gallese e tutti gli altri. I primi, non avranno problemi a sintonizzarsi sugli algidi contenuti di “Alter” e potranno giudicare da sé quanto i vocalizzi arricchiscano o mortifichino l’operato del loro beniamino. Per la seconda categoria di ascoltatori, affascinati dal dualismo e magari più a loro agio col materiale solista della Park o quello degli Årabrot, c’è da penare.
La voce è modulata secondo i toni più distaccati e spirituali della singer, appare e scompare in nenie dove le note vengono tenute a lungo e si stagliano nette, come fosse un cantato a cappella, dove i suoni ambient e industriali si odono appena. Le nostre perplessità vertono sull’equilibrio tra le forze in campo. Vi è un evidente sbilanciamento tra i soundscape di Lustmord e il contributo di Karin Park, con quest’ultima che più che co-protagonista assurge al ruolo di special guest, tanto le sue vocals sono rade in alcuni frangenti. Anche andando avanti con gli ascolti, non è semplice appassionarsi, è musica questa che necessita di commentare immagini, di avere un sostegno visivo, solo udita appare monca, svuotata di alcuni significati. E, appunto, le porzioni solo strumentali travalicano quelle nelle quali la preziosa voce di Karin può conturbarci. Larga parte di “Alter” si consuma nell’attesa, nel raccoglimento, non rotto nemmeno dalle linee vocali. Sono lamentose, ondulanti, gorgheggi che potrebbero essere benissimo pura fonetica, le parole poco importano. Sporadici, isolati, un mormorare che di soave ha ben poco, i vocalizzi detengono un potere attrattivo cui è difficile sottrarsi: ma rimangono sullo sfondo, pennellate rare, in un contesto uniforme e, data anche la durata complessiva, sfinente. Forse siamo solo poco avvezzi a questi stilemi, l’impressione finale è di un connubio riuscito solo in parte, che non riesce a emozionare nel profondo.

TRACKLIST

  1. Hiraeth
  2. The Void Between
  3. Perihelion
  4. Twin Flames
  5. Entwined
  6. Kindred
  7. Song of Sol
  8. Sele
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