LYCUS – Chasms

Pubblicato il 12/01/2016 da
voto
8.0
  • Band: LYCUS
  • Durata: 00:43:34
  • Disponibile dal: 15/01/2016
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

Se il 2015 si era concluso in un crescendo wagneriano di splendide uscite doom, il 2016 promette di proseguire nello stesso solco, offrendoci immediatamente un masterpiece grondante rabbiosa decadenza, plumbea epica mortuaria e tristi arie liturgiche. A porgerci in una nebbia di riverberi, echi e scricchiolii il fiero pasto sono i giovani californiani Lycus, del cui limpido talento ci eravamo già accorti all’epoca dell’esordio su lunga distanza “Tempest”, rilasciato circa due anni e mezzo fa. Allora avevamo plaudito convinti a una proposta che si collocava a pieno diritto nel funeral doom, ma non si accontentava di sguazzare nei suoi pur fascinosi acquitrini, lasciando così germogliare una musica altamente atmosferica, libera da dogmatismi, personale e distintiva nelle scelte di suono, nello sviluppo ritmico e in riff mastodontici e immaginifici. Dove si rimaneva affascinati da canzoni vastissime, veri mondi sonori in cui era facile perdersi e che ad ogni ascolto riservavano chiavi di lettura diverse e rilasciavano nuove fragranze. Ciò grazie alla preziosità di ogni singolo arrangiamento e a una registrazione che, fondendo gli strumenti l’uno nell’altro senza privilegiarne nessuno in particolare, lasciava emergere di volta in volta armonie e melodie precedentemente trascurate. Tutte le migliori caratteristiche di “Tempest” le ritroviamo ora affinate in “Chasms”, album congegnato in stretta contiguità col predecessore, del quale rappresenta un’evoluzione coerente verso un funeral ancora più dilatato e disposto a sacrificare una fetta del suo deflagrante impatto per dipingere armonie di una solennità sconvolgente. Sezioni di archi e voci baritonali, dosate con grande cura nel primo full-length, hanno ora guadagnato ulteriore terreno, costituendo non più un elemento di divagazione e complemento, ma quello di architravi dei momenti più eroici e maestosi – quando la voce pulita si sostituisce al growl – e di quelli, solo strumentali, assorbiti da una regale pacatezza. Quando le sinfonie si allargano a scapito delle chitarre, i Lycus si accostano al gothic doom professato dai My Dying Bride in un “Turn Loose The Swans”, provocandoci genuina meraviglia per la maestria con la quale il combo americano affresca di grigiastre sfumature autunnali il proprio doom impetuoso. La musica procede a ondate irregolari, ci arriva addosso secondo le cadenze di una tempesta in alto mare, in un’alternanza di primitiva forza degli elementi e pigra risacca che può ricordare gli Ahab e che nella rocciosità smussata delle ritmiche più pesanti coagula l’estro sognatore degli Indesinence e il goticismo degli ultimi Evoken. L’arpeggiare quasi impercettibile su riff abissali e i dialoghi morbidi delle parti atmosferiche spostano poi il baricentro verso il classic doom, le note allora si allungano e si assottigliano, cedendo a una grazia mai stucchevole e lasciando dietro di sé una scia di mestizia nostalgica. Le performance individuali, tutte di grande spessore, vedono emergere di una spanna il batterista Trevor Deschryver, capace di lasciare il segno con pochi tocchi, come nella toccante prima parte della title track, oppure di scatenare pandemoni di inaudita ferocia con stacci death metal di classe nel mezzo di “Solar Chamber” e nella dirompente chiusura di “Mirage”: in ogni caso, anche quando tutto sembra fermarsi e la sola chitarra stride di dolore, affiorano sempre in sottofondo pattern percussivi in grado di rafforzare la potenza comunicativa delle sei corde. “Chasms” è un disco, omaggiato di un altro artwork micidiale a opera di Paolo Girardi (già artefice dei dipinti adornanti “Tempest”), che potrà fungere da ottima colonna sonora alle vostre piovose giornate di solitudine: trasportati dalle sinfonie elegiache dei Lycus, forse troverete quel minimo di pace che negli abissi dell’esistenza è sempre arduo rintracciare.

TRACKLIST

  1. Solar Chamber
  2. Chasms
  3. Mirage
  4. Obsidian Eyes
2 commenti
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