LYKATHEA AFLAME – Elvenefris

Pubblicato il 01/05/2001 da
voto
6
  • Band: LYKATHEA AFLAME
  • Durata:
  • Disponibile dal: //2000
  • Etichetta:
  • Distributore:

Mi appresto a recensire un album che, per chi scrive, è stato per molti versi sconvolgente. Doverosamente premetto di non essere un amante del brutal e di interessarmi solo marginalmente alla scena death; nonostante ciò, la mia curiosità per questi sconosciutissimi Cechi Lykathea Aflame è scattata già dalle prime note del primo brano di “Elvenefris”. Dovendo inquadrare la proposta del gruppo, potrei parlare di un brutal death influenzato da certa musica etnica e da atmosfere egizie. Il bello, però, viene ora: se la sommaria descrizione dello stile dei L.A. fatta poc’anzi potrebbe avvicinarli ai fortunati Nile, la reale consistenza dell’album si assaggia nonappena si scoprono le influenze disparatissime e assolutamente metabolizzate che emergono all’ascolto.
Partendo dal death/brutal, per l’appunto, gli undici brani arrivano a toccare vette progressive non indifferenti (merito del fantasioso drummer), per poi tuffarsi in atmosfere epico/malinconiche supportate da un buon lavoro di keys e, infine, ritornare sulle coordinate etniche tessute da chitarre e strumenti tradizionali.
L’utilizzo di simbologia e tematiche dei culti misterici egizi rimane, così, uno dei pochi punti in comune con i Nile, facendo sì che i Lykathea Aflame si staglino comeuna realtà complessa e autoctona.
Interessantissimi, poi, certi spunti dissonanti, quasi acidi, che spesso rivelano un uso colto e maturo del pentagramma. La tecnica individuale dei componenti (in primis il già citato drummer) è ottima e “Elvenefris” risulta, sotto questo aspetto, praticamente inattaccabile.
Non si pensi, però che la preparazione musicale e la vena avanguardistica del lavoro lo rendano meno potente o aggressivo; nei solchi del disco c’è tutta la furia chirurgica del miglior death americano ed europeo, espressa tramite canali spesso inusuali.
Il lavoro, ottimo di per sè, non è comunque privo di difetti legati all’inesperienza e alla scarsità di mezzi; la registrazione è piuttosto piatta e penalizza il lavoro di chitarre, inoltre le lead vocals mi sembrano poco versatili ed adagiate sui canoni brutal, risultando, per altro, un po’ sgraziate quando tentano un incursione in un territorio lontano dall’estetica death. Non male comunque…un’altra piccola perla dall’underground….

TRACKLIST

  1. Land where sympathy is air
  2. To become shelter and salvation
  3. Bringer of elvenefris flame
  4. Flowering Entities
  5. To give
  6. On the way home
  7. Shine of consolation
  8. Sadness and strenght
  9. A step closer
  10. An old man and a child
  11. Walking in the garden of Ma'at
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