7.0
- Band: MACBETH
- Durata: 00:42:41
- Disponibile dal: 29/03/2005
- Etichetta:
- Dragonheart
- Distributore: Audioglobe
Tornano in pista, dopo ben quattro anni, anche i milanesi Macbeth, combo nato nella seconda metà degli anni ’90 ed ottenente un buon successo soprattutto con il debutto “Romantic Tragedy’s Crescendo”, uscito all’epoca dell’esplosione commerciale del gothic a due voci e relativamente bissato dal meno acclamato “Veritas”. “Malae Artes” è il titolo del terzo disco del settetto nostrano e ricalca a grandi linee quanto già proposto in passato dal gruppo, ovvero un gothic metal sinfonico e melodico, ben sostenuto da un notevole apporto metallico, grazie a chitarre sempre presenti e particolarmente aggressive (per la media del genere). La tendenza attuale delle produzioni di questo tipo ci avrebbe fatto supporre una possibile sterzata elettronica, oppure un pericoloso avvicinarsi a sonorità pseudo-nu, nella scia di Evanescence e Lacuna Coil (peraltro citati nella bio), ma si può tranquillamente dire che i Macbeth rimangono coerenti a se stessi e non variano più di tanto il loro approccio alla composizione. I pezzi mostrano probabilmente una maggiore maturità e la prestazione dei due cantanti, Andreas e Morena, è più che positiva, mentre ben amalgamate risultano essere le partiture ritmiche (in alcuni brani, vedi l’ottima “My Desdemona”, sono predominanti), i soli di chitarra, sognanti e vagamente epici, e la componente sinfonica, sì pomposa ma mai ridondante. “Malae Artes”, quindi, è sicuramente un buon rientro per i Macbeth, anche se non si può certo parlare di “svolta nella carriera della band”: l’album, infatti, contiene tutto ciò che ci si possa aspettare da un prodotto di siffatta maniera, ovvero un’intro elettro-sinfonica, “Nuda Veritas”, una ballata pianistica per voce femminile, la toccante “Keep The Secret”, la cover di “How Can Heaven Love Me” di Sarah Brightman, artista new age/operistica (al sottoscritto totalmente sconosciuta), e una manciata di brani ben composti e realizzati, “Dead And Gone” su tutti; bene, tutto concepito con capacità e discreta classe…manca ancora, però, quel tocco di genio utile a far spiccare definitivamente il volo ai Macbeth, band apprezzabile ma non entusiasmante. Diamo atto ai ragazzi di non aver seguito la strada della facile commercializzazione, comunque, restando fedeli ad un sound romantico e genuino e preferendo la continuità ad abusate svolte stilistiche. Disco piacevole.
