MACHINE HEAD – Through The Ashes Of Empires

Pubblicato il 26/10/2003 da
voto
8.0
  • Band: MACHINE HEAD
  • Durata:
  • Disponibile dal: 31/10/2003
  • Etichetta: Roadrunner Records
  • Distributore: Universal

Impressionante colpo di coda dei Machine Head, band che negli ultimi anni aveva seriamente compromesso il proprio status di una delle band leader della scena metal statunitense a causa di scellerate e davvero poco riuscite sbandate in territori nu metal. Il quartetto di Oakland (in cui oggi milita l’ex Vio-lence Phil Demmel) pare essere ritornato sulla retta via con questo “Through The Ashes Of Empires”, lavoro che già dalla copertina, assai più interessante e matura di tutte quelle della sua discografia, sembra sancire per esso un nuovo inizio. Messe da parte le influenze hip hop e la melodia facile, la band si presenta all’appuntamento con il quinto album con una rinnovata aggressività e una gran voglia di dimostrare di avere ancora qualcosa da dire in campo metal tout court! E’ infatti evidente, tra i solchi dell’album, la voglia dei Machine Head di tornare a spaccare come una volta, e bisogna dire che in alcuni dei nuovi episodi il gruppo riesce proprio a stupire per la ritrovata ispirazione e la capacità di costruire composizioni che a questo punto, stando a quanto proposto recentemente, non ci si sarebbe davvero aspettati da loro! Già l’opener “Imperium”, nei suoi sette minuti di durata, mette in chiaro la direzione musicale dell’intero platter: Robb Flynn (grandiosa la sua prova in tutto l’arco del disco) parte subito in quarta, incazzatissimo come ai tempi d’oro, mentre sotto di lui un riffing vorticoso e una doppia cassa potentissima creano una situazione perfetta per il mosh. Si arriva poi ad uno stacco cadenzato decisamente thrashy che ben presto sfocia in una ripartenza melodica ma velocissima – e questa è una vera sorpresa – che è chiaramente ispirata alla scuola melodic death svedese! Una canzone semplicemente splendida, che proprio ben dispone al prosieguo dell’ascolto. Arrivano quindi “Bite The Bullet” e “Left Unfinished”, entrambe più lineari ma ugualmente aggressive (anche se la seconda nel bel ritornello lascia molto spazio alla melodia). Con “Elegy” si tira il freno a mano e i Machine Head confezionano un midtempo piuttosto melodico che alterna una strofa riflessiva ad un ritornello maggiormente incisivo, il quale lancia perfettamente “In The Presence Of My Enemies”, un brano letteralmente mostruoso che in più di un frangente riporta alla memoria quei midtempo nervosi e ultra heavy che tanto fecero la fortuna dei nostri nei primi due album (ricordiamo che “Burn My Eyes” è un album cardine degli anni Novanta!). Procedendo nell’ascolto si arriva a “Days Turn Blue To Gray”, generalmente melodica ma assolutamente non ruffiana, strutturata ed energica quanto basta, dotata di un finale malinconico ma sostenuto e liberatorio. “Vim” è forse un po’ scontata ma i suoi connotati heavy fanno sì che comunque il pezzo scorra via piacevolmente mentre “All Falls Down” è il brano che più rimanda ai momenti più energici del recente passato: un pezzo vivace e melodico con un ritornello ficcante al punto giusto. “Wipe The Tears” è invece aggressiva e groovy, sulla scia di “Bite The Bullet” però non altrettanto coinvolgente (anche se il finale è veramente da headbanging!). Si chiude poi con “Descend The Shades Of Night”, canzone molto lunga e pacata, dai toni drammatici, una sorta di ballad invero un po’ noiosetta e prolissa, ennesima prova del fatto che purtroppo alla band questi pezzi non riescono particolarmente bene. Normalmente questo, per il sottoscritto, sarebbe un disco da sette e mezzo, ma stavolta ci si sente di regalare ai Machine Head un mezzo punto in più: è raro vedere un gruppo sfornare due album a dir poco brutti e poi venir fuori con un lavoro così fresco e deciso. Non si tratta di un semplice ‘back to the roots’: i Machine Head hanno introdotto dei nuovi elementi (vedi l’opener) e in certi casi mischiato il vecchio e il nuovo (“Left Unfinished”, “Days Turn Blue To Gray”), trovando un compromesso estremamente convincente, potenzialmente in grado di soddisfare i fan della prima ora così come quelli (ma quanti saranno?) che si erano avvicinati ai nostri con dischi come “The Burning Red” e “Supercharger”. Bravi davvero… e ora avanti per questa strada!

TRACKLIST

  1. Imperium
  2. Bite The Bullet
  3. Left Unfinished
  4. Elegy
  5. In The Presence Of My Enemies
  6. Days Turn Blue To Gray
  7. Vim
  8. All Falls Down
  9. Wipe The Tears
  10. Descend The Shades Of Night
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