MAESTUS – Deliquesce

Pubblicato il 12/02/2019 da
voto
7.5
  • Band: MAESTUS
  • Durata: 00:50:26
  • Disponibile dal: 08/02/19
  • Etichetta: Code666
  • Distributore: Audioglobe

I Maestus sono in grado di far apprezzare il funeral doom a chi non lo ama, e ci riescono mescolandolo al black metal atmosferico e al death/doom anni ‘90. “Deliquesce”, ovvero ‘che si fonde, che scompare’, è il secondo lavoro della band di Portland e pur portando in sé l’impronta del cosiddetto ‘cascadian black metal’ – Stephen Parker è anche basso e chitarra nei Pillorian – riesce ad allontanarsi quasi completamente dai cliché del genere proprio grazie ad una struttura dei brani e ad una musicalità prettamente doom. Sebbene sia evidente che i cinque musicisti americani non abbiano creato qualcosa di totalmente nuovo, è altrettanto innegabile che sembrano aver trovato una formula che riesce ad essere abbastanza personale ed in grado di trasmettere effettivamente qualcosa all’ascoltatore (sappiamo ormai che un po’ di tastiere, l’ulitizzo del tremolo picking e l’apposizione del prefisso ‘atmosferic’ non creano di per sé alcuna atmosfera, per quanto a volte provochino un certo tedio).  La titletrack ci fa entrare nel mondo tetro e nebbioso della band, permettendoci di saggiare le diverse sfaccettature che la animano: staticità ed atmosfera, ma anche accelerazione e brutalità, unite da un filo rosso di eleganza drammatica. Il lavoro congiunto di chitarre e tastiere è ottimo e regala un senso di romanticismo decadente che guarda ai gruppi inglesi degli anni ‘90, mentre le voci dei fratelli Parker aggiungono espressività grazie all’utilizzo di growl e scream (mai troppo alto). Si tratta del brano più lungo e ostico di un disco che riesce comunque a non far mai sprofondare l’ascoltatore nei propri pensieri. Il segreto sta probabilmente proprio in questo crogiolo di influenze, che allontana il rischioso ‘effetto monolite’ garantendo una buona dose di dinamicità, senza che ciò riduca eccessivamente l’impatto sull’ascoltatore. Le tastiere fanno la differenza nel corso dell’intero lavoro e in particolare tornano a giocare un ruolo da protagoniste in “The Impotence Of Hope”, dove possiamo ascoltare anche pochi fraseggi di voce pulita; la dicotomia growl e clean vocals procede e si accentua nella conclusiva “Knell Of Solemnity”, con risultati convincenti.
Arriviamo alla fine di questi cinquanta minuti di musica con l’impressione di aver ascoltato un mix eccellente tra sonorità e visioni che appartengono a periodi storici e sottogeneri differenti, per quanto idealmente assai vicini, il che già di per sé non è certo poco. Quattro brani ben scritti, che contengono alcune idee interessanti, soprattutto in termini di melodie e riff, che possono attrarre ascoltatori appartenenti a scuole di pensiero diverse. Speriamo di vederli crescere, nel frattempo l’ascolto è consigliato.

TRACKLIST

  1. Deliquesce
  2. Black Oake
  3. The Impotence Of Hope
  4. Knell Of Solemnity
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.