7.0
- Band: MAGI
- Durata: 00:50:12
- Disponibile dal: 26/03/2015
- Etichetta:
- Argonauta Records
- Distributore: Goodfellas
Magi è un progetto shoegaze/sludge proveniente dal North Carolina, formatosi nel 2011 per volere di Brandon Helms dei From Oceans To Autumn e Mountains Among Us. La band propone una sintesi alquanto seducente tra doom metal, shoegaze, drone, ambient e post-rock che a tratti fa venire in mente band come Stars of the Lid, Explosions in the Sky, Mono o God is An Astronaut, vista la loro propensione a tessere trame languide e sognanti. Tuttavia, vista la centralità del riff sludge che mai abbandona il centro focale della musica, quest’ultima evoca pure chiarissimi rimandi a gente come Jesu, Boris, Blut Aus Nord del periodo “777” o Nadja. La caratteristica di maggior rilievo che contraddistingue la band è appunto questo loro costante sentore di malinconia e tristezza che li spinge a divagare nell’ambito dell’onirico e del trascendentale. I riff enormi e pachidermici sono come macigni, ma sono anche sempre avvolti in folte nubi di luci e riverberi e da una costante nevicata di synth e tastiere che cade incessante ma delicatissima, creando un quadro sonico solitario, distante e distaccato, ma anche avvolgente ed estremamente seducente. I riff doom in questo caso non sono lì per generare un senso di soffocamento e oppressione, come accade nella maggior parte delle uscite doom, ma piuttosto per creare una spessa massicciata di evocazioni sensoriali lungo cui l’ascoltatore può intraprendere un cammino meditativo e incredibilmente introspettivo. Se è vero che, vista la presenza di materia doom intersecata con tastiere ed elementi shoegaze, il riferimento primo rimangono gli Jesu di Justin Broadrick, va detto anche che i Magi prediligono un approccio molto più rock alla composizione delle loro canzoni, un atteggiamento che enfatizza il groove e la dinamicità della sezione ritmica e che li avvicina non poco anche a gente come Sigur Ros, Mogwai e My Bloody Valentine. Siamo insomma al cospetto di un’opera affascinante che forse soffre troppo l’inferiorità rispetto ai mostri sacri che cerca con rispetto e tatto di emulare, ma che nel proprio microcosmo di ferimento presenta spunti di notevole personalità e profondità artistica, che vanno dall’uso sapiente dell’alternanza tra voci pulite e urlate, all’uso brillante e sfaccettato delle tastiere e ad un utilizzo del riff doom che è tutto tranne che fino a sè stesso. Davvero una gradevole sorpresa.
