MALAURIU – The Third Nail

Pubblicato il 30/03/2026 da
voto
7.0
  • Band: MALAURIU
  • Durata: 00:33:45
  • Disponibile dal: 03/04/2026
  • Etichetta:
  • Adirondack Black Mass

La particolare quanto intrigante immagine di copertina (istantanea di un figurante di una processione pasquale tradizionale dell’entroterra siculo scattata negli anni ’50), nonché la presenza in scaletta di una cover del mai dimenticato GG Allin, fanno immediatamente capire come questo “The Third Nail”, terzo full-length della carriera dei siciliani (benché attualmente domiciliati in quel di Londra) Malauriu, possa essere un lavoro dal quale aspettarsi letteralmente di tutto.
D’altra parte, la band del chitarrista Schizoid (qui coadiuvato da R.M. alla voce, oltre che da una nutrita lista di guest che comprende Black Doom e Frozen rispettivamente al basso e alla batteria, Felis Catus e Marbas alle tastiere e ai samples e G.T. Alla chitarra solista), ci ha abituato da tempo a tenere la mente aperta nell’approcciarci al suo percorso artistico, grazie a una discografia che l’ha vista sperimentare con sonorità molto diverse fra loro; sonorità che vanno dal black metal più “grim & raw” all’ambient, passando per noise, punk e dark sound tipicamente italiano.

Per quanto riguarda questo “The Third Nail”, nonostante una copertina che sembrerebbe suggerire un prodotto vicino al mondo dell’avant-garde, ci troviamo al cospetto di un album decisamente grezzo e in your face, che mescola la ferocia del black metal primigenio e l’irruenza del punk più laido e sudato (anche se forse sarebbe più corretto invertire l’ordine dei fattori, stilisticamente parlando). Dopo l’inquietante intro “Rising From The Cemetery”, infatti, la deflagrazione di “Empowerment Rites” è come uno schiaffo in piena faccia ricevuto da una mano sporca di sangue, wiskhy scadente e piscio.
Per avere un’idea di cosa vi aspetta fra i solchi di questo brano (così come nel resto di questo “The Third Nail”), immaginate di mescolare gli Hellhammer e i primissimi Celtic Frost con i Darkthrone (tanto quelli di inizio carriera quanto quelli più recenti) e il punk suburbano più sordido e nichilista che vi venga in mente (il riferimento a GG Allin, vista la presenza in scaletta della summenzionata nonché riuscitissima cover, risulta quasi scontato, a questo punto): quello che otterrete sarà qualcosa di molto simile a quello che potrete sentire nelle varie “Death Celebration”, “The Curse Of All Flesh” o “Hell Mouth”.

Ferocia, intensità, ‘sana’ ignoranza e una sincera ossessione per l’oscurità e la decadenza sembrano essere le parole d’ordine alla base dell’operato del Malauriu targati 2026: concetti che questo album cattura, cristallizza e restituisce con tangibile compiacimento.
Non si pensi però a qualcosa di raffazzonato o volutamente approssimativo, nel tentativo di atteggiarsi ad ‘artisti maledetti’, persi nel gorgo della depravazione e dell’autodistruzione: i Malauriu ribadiscono in questo nuovo album di essere in primis dei musicisti preparati e degli artisti molto esigenti con se stessi.
I brani sono tutti concepiti e interpretati con perizia (nota speciale per gli ottimi assoli del succitato G.T. Nei brani “Empowerment Rites”, “Satanic Witch” e “Abuse Myself, I Wanna Die”), sicchè l’indole ‘deadly, dirty, rotten and raw‘ che da essi è emanata suona come la manifestazione di una precisa e deliberata visione artistica, e non come il frutto di limiti compositivi, tecnici o espressivi.
Fra gli episodi più riusciti dell’album, impossibile non citare anche l’oscura e asfissiante “Purple Ceremony”, unico nonché riuscitissimo midtempo di un album che fa dell’urgenza espressiva e dell’impatto le sue direttive primarie.

Certamente, di black metal old-school ibridato con l’attitudine e la ruvidità del punk se n’è sentito tanto fin dagli albori del genere e, probabilmente, vista la varietà stilistica messa in mostra dai Malauriu nel corso della loro carriera, forse qualche frangente in più in cui far emergere la loro componente più macabra e ritualistica avrebbe donato al tutto connotati più intriganti e personali.
Per contro, questo “The Third Nail” vive e si fa forte di una sua identità stilistica ben precisa: non ci troviamo al cospetto di un lavoro concepito con l’apparente intenzione di riscrivere o rivoluzionare la storia di questa particolare corrente stilistica, ma se cercate un album di black/punk sincero, grezzo e appagante, qui troverete sicuramente di che sollazzarvi per per una bella mezz’oretta abbondante.

TRACKLIST

  1. Rising From The Cemetery
  2. Empowerment Rites
  3. Death Celebration
  4. Hell Mouth
  5. Satanic Witch
  6. The Curse Of All Flesh
  7. Purple Ceremony
  8. Monotheistic Filth
  9. Abuse Myself, I Wanna Die (GG Allin cover)
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