7.0
- Band: MALIANT
- Durata: 00:39:48
- Disponibile dal: 22/01/2026
I Maliant si affacciano sulla scena metal italiana con “Oracle”, album di debutto composto da dieci tracce che attingono dal metal progressive, contaminato da elementi sinfonici ed elettronici.
La band nasce dall’incontro di musicisti con background eterogenei, che spaziano dal symphonic metal al black/death fino all’electro-pop: una varietà di influenze che si riflette in modo evidente nell’identità sonora del disco. Le tematiche dell’album spaziano dall’impatto della tecnologia nella vita di tutti i giorni fino ad aspetti più vicini al mondo della stregoneria ritualistica, elementi perfettamente catturati dalla bellissima copertina.
Traccia dopo traccia, l’ascoltatore viene immerso in un mondo che alterna momenti di puro virtuosismo strumentale – con chitarre fortemente influenzate dai Symphony X – a sezioni più moderne e sperimentali.
Particolarmente interessanti risultano gli elementi elettronici presenti in brani come “The Ritual Fire” e “Cyber 9”, dedicata all’avvento dell’intelligenza artificiale in un mondo sempre più governato dagli algoritmi: una tematica attuale e molto rappresentativa dello stato della creazione artistica ai tempi nostri, sempre più impattata da un rampante deficit attentivo e fortemente dominata da una presenza continua sui social.
Il vero punto di forza dell’album è senza dubbio la voce di Kyrah Aylin, che dimostra una notevole versatilità nel passare da un registro pulito e rock – stile Lacuna Coil, per intenderci (“The Witches’ Brew”) o degli ultimi Epica in brani come “Mirror Of Deception” – fino a growl sporchi e aggressivi che richiamano le sonorità degli Arch Enemy. Il connubio tra una voce femminile rock, non prettamente lirica, e una base strumentale progressive rappresenta uno degli aspetti più riusciti del lavoro.
Osservando l’architettura compositiva, si nota come l’album si sviluppi attorno a due anime distinte, separate da “Desert Prayer”, intermezzo dal gusto tribale basato su tamburi e didgeridoo.
Se la prima metà del disco si muove su sonorità più controllate, la seconda vira verso territori più energici e oscuri: tracce come “Stigmata”, per fare un esempio, potrebbero figurare senza difficoltà in un album dei Dimmu Borgir o dei Cradle Of Filth, mentre “Elementary” emerge come un brano ansiogeno e folle, caratterizzato da soli al fulmicotone e una parte vocale strillata e psicotica.
Questa seconda parte del disco – la migliore, ad opinione di chi scrive – mostra una band più coraggiosa, disposta a sporcarsi le mani con sonorità decisamente più estreme.
Nonostante le indubbie qualità tecniche e una produzione di buon livello, “Oracle” fatica però a scrollarsi di dosso una sensazione di déjà-vu. In un panorama saturo di band che mescolano progressive, symphonic ad elementi estremi e voci femminili, i Maliant faticano a trovare un’identità davvero distintiva.
Quello che abbiamo di fronte è sicuramente un buon album di esordio in grado di superare il battesimo del fuoco e che dimostra la solidità tecnica e compositiva della band.
Allo stesso tempo, tuttavia, emerge la chiara necessità di ulteriore rodaggio per raggiungere una maturità sonora e, soprattutto, per trovare quella scintilla creativa capace di trasformare un insieme di buone idee in qualcosa di realmente identificativo del suono di un gruppo. La strada è quella giusta, ma il viaggio è appena iniziato.
