8.0
- Band: MALIGNANT AURA
- Durata: 00:45:36
- Disponibile dal: 26/01/2026
- Etichetta:
- Memento Mori
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I Malignant Aura nascono nel 2017 a Brisbane come terzetto: con il nome di Cursed By A Hag realizzano un solo demo ispirato dal doom-death metal melodico tipicamente Peaceville, prima di aggiungere due nuovi musicisti alla formazione, cambiare moniker e, da questo punto in poi, introdurre nel loro suono una componente più estrema, con richiami al death metal più ortodosso ma anche a band quali Disembowelment o Mournful Congregation.
Il debutto “Abysmal Misfortune Is Draped Upon Me” del 2022, seppur non esente da difetti, era un primo passo coraggioso, impegnativo ma ricco di spunti, con sei brani in cinquantaquattro minuti all’insegna di sonorità dense e stratificate. A distanza di quattro anni, molte cose sono cambiate, con l’abbandono di uno dei chitarristi e la chiusura della Bitter Loss Records, etichetta per la quale il disco era uscito; gli australiani, tuttavia, si sono prontamente riassestati ed in breve tempo sono arrivati al traguardo del secondo lavoro.
“Where All Of Worth Comes To Wither”, pubblicato per un tris di label tra cui la spagnola Memento Mori per il mercato europeo, è leggermente più breve, con cinque pezzi distribuiti su una durata di ‘soli’ tre quarti d’ora, e continua nel suo lavoro di cucitura di generi senza intraprendere una direzione ben precisa: “The Pathetic Festival”, ad esempio, è puro death metal, un brano che, con qualche dissonanza in meno, non sfigurerebbe nella discografia di Morbid Angel o Incantation, mentre “Beneath A Crown Of Anguish” rimane ancorata ai dettami del disco precedente, in equilibrio con un death-doom metal che richiama i primi Paradise Lost e anche gli Hooded Menace di una decina d’anni orsono. La scrittura appare piuttosto elaborata: si passa con naturalezza da un riffing serrato a momenti di nera angoscia, con un senso di rassegnazione che pervade tutti i pezzi ed una spaventosa monoliticità espressa attraverso varia forme; le sfaccettature sono molte più numerose di quanto si noti all’apparenza, e risultano chiare solo dopo ripetuti ascolti, ma il momento in cui le diverse anime della band trovano un perfetto bilanciamento è “Languishing In The Perpetual Mire”, tredici minuti che trasudano rabbia e agonia con un’intensità tale da rappresentare l’apice del disco.
La scelta di mantenere uno spirito old school in tutto e per tutto pur lavorando con un mezzi attuali conferisce al suono, soprattutto alle chitarre, una pesantezza mostruosa, e consente di scandagliare tutte le profondità dello spettro sonoro che viene utilizzato. I brani fanno veramente spavento, sia quando ricorrono alla pura violenza sia quando si perdono in derive atmosferiche dense e minacciose, sorrette da una voce spettrale che dal growl passa a sussurri inquietanti, ed è proprio la capacità di mantenere questa attitudine senza compromessi ad elevarli sopra la media di uscite simili.
“Where All Of Worth Comes To Wither” è un passo avanti rispetto al già buon esordio e, nonostante a tratti si abbia l’impressione di un progetto ancora in divenire e che potrebbe evolversi seguendo strade diverse, i Malignant Aura dimostrano di avere talento ed idee a sufficienza per lasciare il segno e mettere d’accordo gli appassionati del death metal più quadrato con chi invece ama le sonorità più cupe e funeree.
Un cenno finale lo merita l’artwork, ormai riconoscibile, di Paolo Girardi.
