6.5
- Band: MALNÀTT
- Durata: 00:47:23
- Disponibile dal: 01/08/2005
- Etichetta:
- Ccp Records
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Fa sempre piacere vedere un gruppo nostrano che trova un contratto all’estero, non per chissà quale strana tipologia di ‘nazionalismo’, ma per il semplice fatto che la scena nostrana ha qualcosa da dire e c’è gente anche fuori i nostri confini che se ne accorge. Lasciamo poi i stare i discorsi meritocratici troppo spesso poco oggettivi o discorsi fatti sulla validità del contratto. Sta di fatto che i Malnàtt ce l’hanno fatta: hanno pubblicato un CD per la CCP Records, etichetta piccola ma da sempre interessante con base a Linz (Austria). Bisogna fare una doverosa premessa al CD in questione: “Carmina Pagana” è un valido album e anche concorrenziale fintanto che rimane nel suo ambito, ristretto al pagan/viking metal e a una porzione del black metal. Detto questo, chi conosce dagli esordi la discografia della band, non può non notare la differenza e cosiddetta evoluzione del gruppo emiliano compiuta con il suddetto album. I Malnàtt sono più maturi, meno grezzi e non soltanto nei suoni, hanno evoluto il proprio sound da una sporca e grezza accozaglia metal tanto primordiale quanto interessante ad una raffinata forma di metal estremo dal gusto folk che li porta ad avvicinarsi a quel calderone denominato ‘pagan metal’. In questa trasformazione però molto è andato perduto. La spontaneità, ma soprattutto la particolarità musicale indecifrabile di “Perle Per Porci”, un esempio assolutamente unico nel nostro panorama, e non solo, di musica popolare mescolata al metal grezzo e dal sapore tutto underground. Perdere la fisarmonica è stato un colpo basso che i Malnàtt sembrano ancora non aver assorbito completamente e il buco lasciato è stato riempito solo in parte. Il CD sembra meno goliardico, è forse più ‘serio’ e impegnato ma anche meno spontaneo e senza trovate strabilianti. Non è bello sentire la pur validissima opener assomigliare, forse decisamente troppo, ai Finntroll con soltanto un pizzico d’atmosfera emiliana in più. Tutto questo in passato non poteva accadere. La band è diventata più ‘normale’ e proprio per questo come vuole il mercato diventerà anche meglio accetta, ma difficilmente sentiremo i menestrelli emiliani dar sfogo a tutta la loro pazzia artistica come in passato. Curioso come le parti cantate in cui è presente la voce femminile, parecchio aggressiva in certi casi, ricordino un gruppo italiano di qualche anno fa e di tutt’altro genere come i napoletani Contropotere. I ponti con il passato i Malnàtt non li hanno del tutto tagliati, sono semplicemente maturati così come succede (e per fortuna) a molte band. Ma l’infanzia di questo gruppo permane qualcosa di avvincente che sembra destinata a rimanere un ricordo. Peccato. Ad ogni modo, per tutti quelli che hanno scoperto la locomotiva Finntroll come un motore capace di trascinare con forza un intero non meglio specificato genere, un ascolto ai nostrani Malnàtt a questo punto sembra quasi d’obbligo.
