MANES – Slow Motion Death Sequence

Pubblicato il 20/08/2018 da
voto
8.0
  • Band: MANES
  • Durata: 00:44:17
  • Disponibile dal: 24/08/2018
  • Etichetta: Debemur Morti
  • Distributore: Audioglobe

Il geniale Cernunnus ha ormai deciso di gestire un vero e proprio mostro bicefalo e non scontentare nessuno dei suoi fan potenziali; è così che pochi mesi fa ha dato alle stampe (solo in cassetta e in cento esemplari, per la precisione) il nuovo lavoro dei Manii, l’incarnazione “contemporanea” di ciò che i Manes erano a inizio carriera, ossia una delle più atipiche band emerse dal sottobosco black metal norvegese. Tenuto l’amico (e co-fondatore) Sargatanas relegato solo a tale progetto, ecco che torna invece coi Manes, divenuti ormai a tutti gli effetti una band lontana anni luce dal metal – se si esclude qualche affascinante vicinanza con band che hanno fatto della sperimentazione senza confini la propria forza (ci vengono in mente Ulver e Anathema su tutte). Se nel precedente “Be All End All” la strada maestra era quella di un rock maturo, rarefatto e sperimentale, in questo “Slow Motion Death Sequence” la direzione musicale si conferma su tali carreggiate, ma svolta ulteriormente verso cadenze a metà strada tra drum n’ bass e pop elettronico, particolarmente evidenti in tutta la prima parte dell’album. Esemplare in tal senso “Scion”, che tra i campionamenti ritmici e la voce filtrata avrebbe tutte le potenzialità per divenire un singolo radifonico di massa.  Non mancano tuttavia momenti più intimisti, in particolare l’evocativa “Last Resort”, in equilibrio tra pennate acustiche e delicato prog rock vicino alla già citata band dei fratelli Cavanagh, compreso il controcanto femminile; o ancora la diafana e ipnotica “Building The Ship Of Theseus”, dove le spire di almeno tre chitarre, tra accordi acustici, armonici e passaggi delicati ci avvolgono in maniera suadente. E si procede così fino alle dilatazioni degli ultimi due brani: elettriche nel caso di “Night Vision”, più sperimentali ed evocative su “Ater”, perfetta chiusura di un viaggio attraverso terre sempre più indefinibili, a modo loro ancora oscure ed estreme, sebbene prive della malignità delle origini.

TRACKLIST

  1. Endetidstegn
  2. Scion
  3. Chemical Heritage
  4. Therapism
  5. Last Resort
  6. Poison Enough For Everyone
  7. Building The Ship Of Theseus
  8. Night Vision
  9. Ater
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