7.0
- Band: MANOLUC
- Durata: 00:42:49
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Una bella realtà emerge dalle lande del Friuli-Venezia Giulia, e citiamo il nome della regione per intero, dato che i quattro membri provengono da diverse località e hanno unito le forze per dar vita a una band decisamente interessante. La commistione musicale dei Nostri unisce in maniera apparentemente schizoide ma efficace un ampio spettro di sonorità che vanno dal death al math metal, senza trascurare qualche richiamo al thrash più tecnico. E per non farsi mancare nulla a questo piacevole pot-pourri, ogni brano viene introdotto – o chiuso – da ricercati campionamenti compresi tra Pasolini e il cinema di genere, che sembrano voler suggerire in qualche modo il mood e le tematiche di ogni brano. Così, per esempio, il secondo brano “Infected Communication” ha in apertura un curioso commento su 1984 di George Orwell (di cui, confessiamo, ignoriamo la provenienza), che ben esprime l’idea di controllo da parte dei media; tema violentemente messo in luce nel resto del brano da una specie di stomp di matrice death, ma con un cantato dal growl non eccessivo, filtrato in un breve intermezzo, e soprattutto guidato da un basso devastante che ritma i tempi, colpisce allo stomaco, poi si alza e vi prepara pure il caffè. E il lavoro alle quattro corde di Giulio Cucchiaro è sicuramente il grande punto di forza di questo album: senza nulla togliere agli altri membri della band (ottimo anche il riffing e le armonie di chitarra che spesso fanno capolino), anche nei pezzi più orientati a cadenze midtempo come la cupa “The Mind Parasites” o “The triumphal March Of Nothingness”, il basso la fa da padrone, in una produzione che comunque mette bene in luce il suono di tutti gli strumenti. Se volessimo azzardare un riferimento di alto livello, immaginate i Death del periodo Steve DiGiorgio con dinamiche più in the face; la formula complessivamente convince, e se amate la violenza un po’ più cerebrale vi consigliamo decisamente l’ ascolto.
