7.5
- Band: MARDUK
- Durata:
- Disponibile dal: 27/02/2003
- Distributore: Self
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Marduk! Aspettavo con impazienza il loro ritorno, ed ero curioso di sapere a quale nuovo e terrificante assalto sonoro dovevo preparare i miei padiglioni auricolari. Presto detto: i Marduk del 2003, dopo il per lo più ignorato “La Grande Danse Macabre” hanno scelto di cambiare pelle, almeno parzialmente, prendendo coscienza del loro potenziale tecnico (fondamentale l’apporto del nuovo batterista, che ha dalla sua una grande padronanza del proprio strumento), sfornando un disco più complesso di quello che ci si potrebbe aspettare dai loro standard e dai forti connotati death metal. Certo, lo screaming di Legion è come sempre inconfondibile, e il trademark non è cambiato moltissimo, così come l’atmosfera e l’attitudine di fondo, ma è impossibile non accorgersi di come la nuova consapevolezza tecnica della band e la produzione, più che mai in linea coi tempi, facciano assumere a questo nuovo “World Funeral” connotati che non si possono riscontrare in nessun altro disco dei quattro demoni svedesi. Inoltre, chi si aspettava un nuovo “Panzer Division Marduk” o un altro “Heaven Shall Burn” rimarrà piuttosto deluso: sono presenti, infatti, sì i classici pezzi tiratissimi alla Marduk (vedi per esempio l’iniziale “With Satan And Victorious Weapons” o l’incazzatissima “Cloven Hoof”, a mio avviso un possibile nuovo classico), ma questi sono alternati da pezzi molto più rallentati (e in parecchie occasioni anche più atmosferici), tra cui segnalo le ottime “Bleached Bones”, “Castrum Doloris” (ecco il perfetto esempio di come creare una song grandiosa attingendo da radici death metal pur mantenendo un’attitudine fottutamente black metal, con l’aggiunta di una fortissima connotazione melodica che rappresenta un’ulteriore elemento di novità). I pezzi migliori comunque vengono riservati alla seconda parte del disco: sto parlando dell’incredibile “Hearse” (primo singolo estratto dall’album), che ci delizia già nei suoi primi secondi con un riff tipicamente death metal che addirittura ricorda gli inossidabili Nile (!!!), dell’ottima “Night The Long Knives” (anche questa contenente un riff di chiara matrice brutal che potrebbe ricordare il gruppo sopracitato) e di “Bloodletting”, la song che più di tutte in questa ottava fatica del gruppo svedese ha connotati death metal, e che presenta un andamento molto groovy nel suo incedere. Spero di avervi dato un’idea di come suona questo nuovo “World Funeral” (cari detrattori, buoni solo a sostenere che i Marduk fanno un disco fotocopia all’altro, fateci un pensiero!), ed anche se alcune sfaccettature di questo nuovo sound sono ancora da definire, siamo di fronte ad un disco più che buono per una band che dopo il recente “La Grande Danse Macabre” veniva data già per spacciata da molti, e che con questo disco ha dimostrato non solo di sapersi rialzare alla grande, ma di saper modificare il proprio sound per restare al passo coi tempi. Forse non ci troviamo al cospetto di un capolavoro paragonabile a “Opus Nocturne” o “Heaven Shall Burn” ma, per quanto mi riguarda, con questo lavoro i Marduk hanno dimostrato ancora una volta di sapere come creare un disco dal livello qualitativo comunque superiore a molti di quei gruppetti semi-sconosciuti che si pongono come nuove speranze per il futuro del black metal, e questo basta. Meditate gente, meditate…
