8.0
- Band: MARIANAS REST
- Durata: 00:57:07
- Disponibile dal: 16/01/2026
- Etichetta:
- Noble Demon Records
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Cresciuti in un paese che ha dato i natali a band del calibro di Rapture, Swallow The Sun e Ghost Brigade, in tredici anni i finlandesi Marianas Rest hanno progressivamente affinato la loro proposta ed “Auer”, il loro disco del 2023, era risultato l’episodio più convincente che il gruppo avesse mai pubblicato.
A distanza di tre anni e dopo il passaggio da Napalm Records ad un’etichetta giovane ma decisamente propositiva come Noble Demon, i nordici ritornano con un nuovo album e, pur rimanendo nei limiti di un doom/death metal oscuro ed intenso che si inserisce alla perfezione nella tradizione finnica, spostano le loro coordinate stilistiche apportando qualche sensibile modifica.
Uno dei difetti dei primi Marianas Rest era la poca consistenza delle chitarre, ma già con “Auer” le trame tessute dalle sei corde erano apparse più presenti: con “The Bereaved” si denota un ulteriore passo avanti, grazie ad un riffing energico ed al ricorso a passaggi più pacati ma, a fare veramente la differenza, sono questa volta le tastiere di Aapo Koivisto, che permettono di dare una nuovo respiro al suono del sestetto, corposo ma anche dinamico.
Tra le note decisamente positive la prestazione vocale di Jaakko Mäntymaa che riesce a dosare growl, voce pulita e sospiri, risultando spesso un valore aggiunto, nonché l’inserimento di momenti vicini al post-metal che ben si integrano nelle strutture dei brani.
Le atmosfere sono sempre in bilico tra bellezza e malinconia e, per descriverle, potremmo parlare di una sorta di fusione tra gli Insomnium e le sonorità morbose e strazianti classicamente Peaceville: nella transizione quello che si è perso rispetto al recente passato è una certa dose di eterogeneità, ma la crescita in termini di personalità è innegabile.
Questa alchimia funziona perfettamente nel singolo “The Colour Of You”, un brano malinconico e carico di dolore che già aveva fatto presagire la qualità dell’album, con molta melodia e i lamenti lancinanti di Mäntymaa ad assumere toni drammatici, in “Divided”, con il contrasto tra l’armoniosità delle tastiere e la ferocia del contesto, ed in “Diamonds In The Rough”, con il cantante degli Horizon Ignited Okko Solanterä in qualità di ospite e ritornelli che ricordano gli ultimi Amorphis.
A livello lirico, l’album ruota attorno al tema della morte, osservata dal punto di vista di chi se ne è andato ma anche di chi è rimasto: la perdita porta a sentimenti contrastanti, tra pietà, tormento e rimorso, tanto da chiedersi se, in questo mondo, i più fortunati siano gli uni o gli altri, dubbio che rimane senza risposta.
Per diversi anni gli scandinavi hanno lavorato con tenacia per trovare la propria dimensione e, una volta raggiunto questo obiettivo con “Auer”, hanno coraggiosamente pensato di andare oltre mettendosi alla ricerca di un suono distintivo, per emergere in un genere come il doom/death metal in cui gli standard sono ancora molto alti: il risultato è “The Bereaved”, il loro disco più personale.
