MARILLION – Sounds That Can’t Be Made

Pubblicato il 02/10/2012 da
voto
8.0
  • Band: MARILLION
  • Durata: 01:14:19
  • Disponibile dal: 17/09/2012
  • Etichetta: earMusic
  • Distributore: Edel

Tra l’enigmatico e l’ambizioso, il titolo della diciassettesima storia che ci raccontano i Marillion, band attiva dall’ormai lontano 1979, che in verità non ha mai sviluppato sentieri metallici in carriera, ma ha saputo scrivere pagine fondamentali  della scena progressive, influenzando e spianando la strada a decine di colleghi. Nel corso di quasi trent’anni la band britannica ha realizzato almeno una manciata di capolavori e questo “Sounds That Can’t Be Made” sembra molto vicino ai picchi qualitativi dell’era “h”, pur sfuggendo a qualsiasi parallelismo col passato in termini di creatività. Era dai tempi di “Marbles” (siamo nel 2004), che non sentivamo una continuità tale in termini di songwriting e le emozioni scorrono fluide, forse perché il ricorrente tema dell’amore ispira una band armoniosa sulla quale emerge inesorabile il talento del singer Steve Hogarth (“h”, appunto, per i fan ), talmente espressivo da rendere interessante anche il refrain più anonimo. L’apertura è affidata al pezzo più difficile e tipicamente progressivo dell’opera: “Gaza” conquista dopo numerosi ascolti investendovi dapprima con il ricorrente motivetto orientaleggiante della prima parte e avvolgendovi successivamente in un connubio di contrasti in cui la band anglosassone, oltre a bellissimi stacchi dal retrogusto soul, ci sorprende con un riffing aggressivo e l’abbondante uso dell’effettistica sulle voci. Neanche il tempo di rifiatare e la titletrack prenota un posto fra i classici del futuro, con un andamento marziale, linee vocali favolose e un finale a sorpresa aperto da un palleggio a due tra il tastierista Mark Kelly e l’inossidabile Steve Rothery alla chitarra, sulla quale s’inserisce l’immancabile Hogarth. Tra le perle più brillanti vanno citati anche il primo singolo “Power”, graziato da un bellissimo testo, e l’ottima “Montreal”, lunga traccia di prog rock sopraffino in cui l’amore per la città canadese si sovrappone a quello per una donna, fino a fondersi completamente. L’eleganza di “Pour My Love”, il rock prima intimo e poi vibrante ascoltato rispettivamente in “Invisible Ink” e “Lucky Man” e l’emozionante “The Sky Above The Rain” nel finale, suggellano infine un disco di spessore in cui i Marillion, miscelando in forma attuale gli ingredienti che ne hanno caratterizzato la gloriosa carriera, dimostrano di poter recitare nuovamente un ruolo di primo piano all’interno della scena prog mondiale.

TRACKLIST

  1. Gaza
  2. Sounds That Can’t Be Made
  3. Pour My Love
  4. Power
  5. Montrèal
  6. Invisible Ink
  7. Lucky Man
  8. The Sky Above The Rain
1 commento
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