MARILYN MANSON – The Pale Emperor

Pubblicato il 16/01/2015 da
voto
7.0
  • Band: MARILYN MANSON
  • Durata: 52:00
  • Disponibile dal: 20/01/2015
  • Etichetta: Cooking Vinyl
  • Distributore: Edel

Un altro album di Manson. No, basta. La fiducia il Reverendo l’ha persa da un decennio, quasi come la sua voce. Per non parlare della sua forma fisica… Ultime esibizioni fiacche, spente, con musicisti non all’altezza probabilmente. I paragoni al patrigno Reznor non possono che pendere -ormai da tempo – dalla parte dell’ormai score-composer di David Fincher, che, nonostante le non particolarmente brillanti ultime produzioni targate NIN, ha comunque dalla sua esibizioni live sempre vicine alla perfezione. I vecchi compagni di viaggio di Brian Warner, poi, hanno dimostrato tutto il loro valore scegliendo le file avversarie e riproponendosi come parti fondamentali per la seconda giovinezza del cugino Rob Zombie. Le dichiarazioni sulle sue abitudini sessuali dei giorni recenti hanno oltretutto strappato qualche risata amara e di distaccato sprezzo nei confronti dell’ex icona del lato oscuro della bellezza, che tanto aveva regalato ormai quasi vent’anni fa (e qui scende una lacrima nostalgica). L’apparato visuale, elemento fondamentale del suo successo, è anche andato incontro ad uno dei momenti più bassi col nuovo video di “Deep Six”. Eppure. Il vampiro delle Hollywood Hills, epiteto fortunato dell’intervista di Rolling Stone, è solito sguazzare nel disprezzo e nell’odio, e questa volta, con la poca fiducia con cui ci si avvicina all’ennesimo lavoro piatto e monotono del Reverendo, il buon vecchio Manson riscopre il blues. O meglio: le formule del blues che, applicate al suo standard, finalmente funzionano. E se sempre di lavoro piuttosto piatto e monotono si tratta, finalmente però, sentiamo un album con dei bei brani, con le composizioni radio-friendly che già aveva provato a buttare lì in “The High End Of Low” e “Born Villain”, con un qualcosa che si faccia ascoltare di nuovo in tutta la sua durata, ridisegnata sulle nuove tinte da crooner alternativo e vampiresco in giacca bianca e sigaretta fumante, un po’ Bowie, un po’ Sinatra. Reminescenze del thin white duke aleggiano infatti intatte e sornione nel mood interpretativo del nuovo Reverendo, accompagnate dall’ ormai-di-nuovo-fido Twiggy e dal nuovo amico tutto-fare hollywoodiano Tyler Bates, subentrato nel ruolo di produttore e compositore dopo il precedente supervisore Chris Vrenna. Il pugno di canzoni contenute in “The Pale Emperor” potrebbe sicuramente essere considerato quanto di meglio (a livello di album intero) mister Warner abbia prodotto negli ultimi dieci anni. Le composizioni subiscono, come ormai l’ultima parte della sua carriera, un rallentamento, un’approccio più piatto e più di mestiere; ma se questo era stato un limite nel breve passato, questa volta il Reverendo riesce a strappare un pollice in su per il risultato finale. Numerose sono infatti le canzoni degne di accompagnare i nostri viaggi in macchina in compagnia di un ex-mito della nostra giovinezza. Allontata del tutto la forza poeticamente romantica e maledetta del satanismo di “Antichrist Superstar” e lo spleen di “Mechanical Animals”, ci si ritrova a giocare ancora con le solite soluzioni liriche delle pistole sempre più grandi, del sesso, della droga, della critica compartecipe del gretto materialismo moderno, del ‘motherfucker’ ed altri epiteti poco raccomandabili. E se deludente appare ormai questo abbandono totale (di cui “Eat Me, Drink Me” forse rimane l’ultimo, timido, baluardo) della poetica artistica degli esordi, felicemente positivo è il giudizio sull’appeal complessivo del nuovo lavoro. Assimilabile alla lezione di “Saints Of Los Angeles” dei Motley Crue, “The Mephistopheles Of Los Angeles” è forse uno dei migliori pezzi che Manson potesse arrivare a proporre, insieme all’ottimo singolo di presentazione “The Third Day Of A Seven Day Binge” e alla contigua “Warship My Wreck”: diretti, radiofonici, con quella semplicità blues e quella ritmica catchy, arricchita dalla non ancora perduta sensualità della voce profonda del Reverendo, che gioca sempre sui medesimi passaggi vocali, ma questa volta, risultando piacevolmente convincente e sincero. Convince proprio il fatto che, seppur privo di pezzi epocali, “The Pale Emperor” non abbia brani del tutto negativi, come i suoi due predecessori, e si assesti su un andamento convincente e piuttosto accattivante per tutta la sua durata. Notiamo come anche la sua edizione speciale contiene anche dei piacevoli risultati, come “Fated, Fateful, Fatal”, ripresa di “The Mephistopheles Of Los Angeles” e alle altre due rivisitazioni acustiche dei brani dell’album. “Riscopro me stesso come un uomo di poche parole. Quello che non avevo ancora scoperto finora era il blues. Il blues ha cambiato il mio modo di cantare qui.” Interessante, a questo proposito, considerare l’album nella sua interezza e, anche se composto interamente da canzoni-singolo, definirlo nella sua omogeneità come un colpo di coda placidamente piacevole nella carriera di mr. Brian Warner. Ci sarà sicuramente chi lo considererà vicino alla follia dell’amico Blly Corgan; e non a torto. Chi lo riterrà un ennesimo album inutile di chi ha già ormai detto tutto. Ma ad Hollywood funziona in questo modo, e forse l’influenza dei nuovi amici Jhonny Depp, Hank Moody ed i Sons Of Anarchy ha trovato finalmente un buon modo di influenzare un ex-paladino che, dal bruciare le bandiere americane è passato alla vita vampiresca e notturna delle colline di Hollywood, reinterpretando nel suo stile il blues che ancora arieggia nei locali del Sunset Strip, a metà tra i vecchi nostalgici rockettari e gli hipster fagocitatori di musica a 360 gradi.

TRACKLIST

  1. Killing Strangers
  2. Deep Six
  3. Third Day of a Seven Day Binge
  4. The Mephistopheles of Los Angeles
  5. Warship My Wreck
  6. Slave Only Dreams to be King
  7. The Devil Beneath My Feet
  8. Birds of Hell Awaiting
  9. Cupid Carries a Gun
  10. Odds of Even
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