MASCHARAT – Ars Aurea Mortis

Pubblicato il 23/01/2026 da
voto
7.0
  • Band: MASCHARAT
  • Durata: 00:57:03
  • Disponibile dal: 31/01/2026
  • Etichetta:
  • Remparts Productions

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I Mascharat sono una band milanese attiva dal 2010, passata attraverso un demo e un primo full-length nel 2017, che torna sulle scene dopo un lungo silenzio affidandosi alle cure di Remparts Productions e confezionando un disco che forse non ridefinisce le coordinate del black metal, ma che sa muoversi con consapevolezza e misura all’interno dei suoi confini.

Il cuore di “Ars Aurea Mortis” è fortemente radicato nell’alchimia esoterica e nella goezia (da Wikipedia: “pratica magica tipicamente europea incentrata sull’invocazione ed evocazione di dèmoni”), elementi che i Mascharat legano alla simbologia delle maschere veneziane, da sempre parte integrante del loro immaginario, e questo aspetto ‘maligno’ emerge anche nella costruzione musicale. La trasformazione della materia diventa qui trasformazione dell’essere, un percorso iniziatico scandito da otto brani da poter vivere tanto singolarmente quanto come un flusso unico e continuo, grazie a un lavoro di raccordo sonoro che accompagna l’ascoltatore dall’intro all’outro senza strappi evidenti.
Musicalmente parlando, dicevamo, siamo di fronte a un black metal fortemente atmosferico (sebbene non nel senso ‘moderno’ fatto di passaggi ambientali e immaginifici; l’atmosfera qua è nera e misteriosa, evocativa e ieratica, maleficamente spirituale), con chitarre in tremolo gelide e insistite, una batteria spesso su binari blast-beat e una vocalità aspra e tagliente, affiancata da sussurri rituali che aumentano il senso di oscurità.
Non ci si inventa nulla e si rimane ben saldi su solchi già tracciati molti anni fa, si cerca tuttavia di mantenere salda una propria cifra stilistica, e se è vero che non si va a creare un proprio suono particolare, i Mascharat riescono tuttavia a far sentire la propria voce e a renderla distinta. Il riferimento alla scuola scandinava è evidente, ma non mancano suggestioni che puntano lo sguardo verso l’est Europa, soprattutto quando le strutture si fanno ripetitive e ipnotiche, richiamando certe derive care a Drudkh e affini.

Brani come “Re Mida” e “Lapis” funzionano bene nel loro equilibrio tra aggressività e tensione atmosferica, mentre la sequenza centrale dedicata alle fasi alchemiche – “Nigredo”, “Albedo”, “Citrinitas” (brano notevole questo, col suo intermezzo solo apparentemente riflessivo) e “Rubedo” – rappresenta il fulcro concettuale e musicale del disco.
È proprio qui che la band osa leggermente di più, inserendo passaggi più dilatati, qualche apertura melodica e un uso più marcato delle dinamiche, senza però perdere il contatto con la propria matrice più ortodossa. La produzione valorizza la crudezza dei riff senza sacrificare troppo la pulizia del suono, restituendo un ascolto ruvido ma non caotico. Possiamo dire che la band meneghina è in grado di creare un proprio universo sonoro, anche se non esplode magari in brani capaci di farci davvero sobbalzare, ma nemmeno perde mai la rotta di un lavoro dignitoso e meritevole di esistere nel gigantesco mare del black metal. Manca forse il guizzo, quell’elemento in più capace di far svettare i brani nell’infinito, ma i Mascharat con questo lavoro possono tranquillamente posizionarsi in una media di genere di fascia medio-alta.

“Ars Aurea Mortis” è insomma un lavoro solido, coerente, che quando prova a spingersi un passo oltre il seminato lo fa con discrezione. Un disco che piacerà agli amanti del black metal classico e che, pur restando fedele alla tradizione, dimostra di avere una personalità riconoscibile e una visione ben definita. Al prossimo però ci aspettiamo una scintilla (nera) in più.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Re Mida
  3. Nigredo
  4. Albedo
  5. Citrinitas
  6. Rubedo
  7. Lapis
  8. Outro
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